Archivi tag: Lazio

Sarri – Gattuso: è il “titulo”che fa il comandante

Per amare Sarri bisogna avere meno di diciott’anni come per leggere Nietzsche; Gattuso, invece, si può amare anche da vecchi, perché non promette prese di palazzo né rivoluzioni, ma “solo” qualche “titulo”. L’altra sera, dopo una partita scialba dove il Napoli era più squadra della Juventus giocando in modo allegriano, si sanciva il vero definitivo passaggio da un comandante all’altro, con la messa in soffitta – in massa – del sarrismo, dopo il passaggio troppo breve e senza “tituli” di Carlo Ancelotti. Continua a leggere

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Immobile: post-attaccante senza pesi

Se Giorgio Chinaglia era l’attaccante pirata, il Long John: pistola e bottiglia, e il grido di battaglia della curva; Ciro Immobile è l’attaccante evasivo, disinvolto, senza ideologia né Gomorra, potremmo dire un post-attaccante per come è andato oltre il contesto che l’ha partorito, che balla con la moglie e commenta le partite con la madre – che lo  chiama “Seccatiello”, convinta come tutte le mamme meridionali che sia troppo secco e che non mangi –, e continua a riconoscere il primato paterno su come si segna: «Tutti i segreti che conosco dell’area di rigore me li ha insegnati lui». Continua a leggere

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Giordano: l’Indio di Trastevere

L’Indio di Trastevere – come lo chiama Fernando Acitelli in una poesia ritratto – aveva l’estro dei bassifondi, per questo si legò a Maradona senza bisogno di molte partite, era la puzza della strada che li annodava nelle aree di rigore. Dietro si portavano le risse e il sudore delle corse dietro a un pallone, le giornate a conquistare spazi minimi per un calcio prima sognato e poi giocato. Vedendo correre Bruno Giordano, che a parti invertite e con meno libri rappresentò l’altro eretico che da Roma scese a Napoli non per farsi processare ma per diventare viceré della città, si intuiva la sua carica testosteroidea e la sua voglia di salire in cima. Si portava dietro gli oratori e le vesti svolazzanti delle suore che gli urlavano alle spalle, le borgate passate di mano da Pierpaolo Pasolini a Claudio Caligari con l’eroina che marcava meglio dei difensori sui campi, Continua a leggere

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Diehard

È un testardo Stefano Pioli. Ma non uno di quei feticisti ortodossi del pallone, no, è un uomo ostinato capace di elasticità enorme quando si tratta di moduli, non di idee o d’amore, in questi casi diventa inamovibile. «Un testone, uno che quando è convinto di una cosa non cambia idea» dice di sé. Tutta la sua vita è stata decisa dalla testardaggine, a cominciare dal suo matrimonio: «Ho insistito, perseverando. Quindi è merito mio se siamo qui», rivolgendosi a sua moglie Barbara, trenta e fischia anni di complicità; così è stato per la sua carriera di calciatore, avrebbe dovuto fare il postino come suo padre e suo fratello, invece anche lì «ha insistito» ed ha avuto ragione. Dopo aver portato in B il Parma (è la sua città e la sua squadra) con un fortunoso gol su un campo di fango, contro la Sanremese, arrivò alla Juventus: Continua a leggere

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Tra le spiagge di Rio, le piazze di Napoli e la Playstation

Liberato dagli affanni, rimesso in posizione, Lorenzo Insigne: minuscolo e perfetto, è diventato l’uomo in più di Sarri e il perno fondante della struttura del Napoli. Apre corridoi, serve palloni da spingere in porta, libera spazi e uomini, riuscendo sempre nella manovra più elaborata e meno pensabile sotto porta, e, quando, finalmente, segna: è una vera e propria liberazione. E prima aveva provato da tutte le posizioni, appena vedeva un varco tirava, se non poteva servire Higuain o Allan – che ha comunque lanciato con un colpo da vecchio flipper –. Continua a leggere

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