Archivi tag: Le Corbusier

FMR: immaginando un altro mo(n)do

Se Eugenio Castellotti non fosse morto nel marzo del 1957 all’aerautodromo di Modena è probabile che Franco Maria Ricci avrebbe esercitato la ricerca della bellezza su pista e non nei libri, perché se Castellotti fosse tornato dal suo turno di pista sarebbe salito sulla Ferrari per provare a togliere il record a Jean Marie Behra, ma Castellotti si perse in una curva e Ricci divenne altro.  È uno dei tanti possibili incroci del labirinto ricciano. Tutta la sua vita è un continuo svoltare per angoli retti. Continua a leggere

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I pedadori dell’arca perduta

«È il destino dell’archeologo quello di vedere frustrati anni e anni di lavoro e ricerche», dice il professore Henry “Indiana” Jones Junior nel primo film della saga di Spielberg (un mondiale vinto nel 1974), preannunciando la fatica delle partite che lo aspettano, a lui come a Pirlo vengono affidate le ricerche che siano gol o arche, a quelli come loro si chiede alla Pizzul: «di soffrire per conto della squadra o del paese» e di «mettersi a disposizione del mister o del governo», e Pirlo come un ufficiale a Caporetto tiene la linea, difende il suo confine e contrattacca, violando, senza farsi prendere le fila degli avversari-nemici. Ma quello che sa, da archeologo del pallone, è che presto tutto questo non sarà possibile, non servirà più, perché stanno arrivando i Bale. Chi sono i Bale? Continua a leggere

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Le Corbu

La gente mi guarda nuotare, nel momento in cui ho deciso di essere quel che sono: un uomo che si lascia andare, ho provato un gran sollievo, lo sono stato più in là di tutti, e ora sto per smettere, ma tutto questo il fotografo non lo sa. La competenza del suo sguardo è inutile per le mie bracciate da dilettante, la mia esperienza è un’altra, è nel cemento armato e nella costruzione di spazi, lui, cercava una attrice ed ha trovato me, attendo dunque che mi faccia sapere il legame. Gli ho urlato: Va’, va’ a fotografare Brigitte Bardot, io non interesso a nessuno, io sono solo corbeau, un corvo. Amo l’impermanenza dei confini che solo l’associazione del mare e del mio occhio sinistro spento: possono regalarmi; è una qualità parassitaria la mia, che mi rende scoperto da un lato, indifeso ma mai supplichevole, mai perdo la devozione alla mia natura offensiva e di dominio. Continua a leggere

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Singapore songlines

La luce opaca, il temporale pomeridiano, l’alta temperatura costante: una ciclicità del tempo rotta solo dall’avanzare delle costruzioni come eruzioni di un vulcano, salgono verso il cielo e modificano quello che sta intorno. Singapore è un sogno lungo un giorno. Ha strade di canti, spettacoli di mostri meccanici, parchi con colonna sonora e città in grattacielo (Toa Payoh). Una voracità che si respira nell’aria, si legge sui volti della gente, che contrasta con la compostezza e l’ordine del sistema. E un moto proprio – credo che sia l’unica partita come una Chinatown e finita ad avere un pezzo di Chinatown – che l’ha portata a trasformarsi e trasformarsi e trasformarsi. Continua a leggere

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