Archivi tag: Lucian Freud

Boiling Point Alone

Eli and David (2005-06), from Lucian Freud Portraits at the National Portrait Gallery.Mi chiamo Frederick Manaus e non sono uno di voi. Anche se provate non lo sarò mai, il perché ve lo dice la mia biografia, per quei pochi che non la conoscono, per tutti gli altri, basta il mio nome. Ci sono migliaia di articoli su me e Clinton, no non il marito di Hillary ed ex presidente Usa, ma il mio cane, che qui vedete rappresentato da Lucian, dopo molte insistenze, sue, ovvio. Perché ho chiamato il mio cane Clinton? Devo spiegarvelo? Potete arrivarci da soli. Fate uno sforzo, ecco, sì per quello, visto? Era semplice. Ora torniamo a noi, sono un ex tennista e la cosa non mi annoia, non ho aperto una fondazione per bambini orfani o poveri, me ne guarderei bene, non ho mai fatto beneficenza in vita mia, e quando ho regalato qualcosa non l’ho prima confessato in conferenza stampa, non faccio commenti sui tornei che ho vinto meno ancora su quelli che la stampa chiama i miei eredi, io non ho eredi, non sono uno di voi, pensavo fosse chiaro il concetto. Continua a leggere

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Pregnant-girl

La ragazza incinta aspetta la vita a bocca aperta, e guarda di lato, sempre dalla parte sbagliata. «Non farti vedere in faccia e potrai continuare a muoverti», ripete all’uomo che adesso dorme con lei. Lo scopo del cacciatore è raggiungere l’occhio dell’animale. Su questo siamo d’accordo. I suoi sono grandi e neri, e quando ti fissano, è per fermarti. Gli uomini che si sono innamorati di lei, hanno cambiato direzione. E no, non si sono più ripresi. Persino il padre del bambino, ha arrestato la sua corsa. Lei, ha una faccia che trascina. Quando le stai accanto, ti senti migliore, sai che ti proteggerà. Lo so, di solito è il contrario, e chi non la conosce non ci crederà. Vedendola, qui, fragile, seduta, ad aspettare il domani. Ma vi giuro che è così. Se dovessi descriverla direi: «è un segno nel vuoto». Ecco, come la chiamavo, facendola arrossire. È una creatura dell’aria, molto molto distante da questo mondo. La prima volta che l’ho incontrata, era una ragazza e basta, e le ho detto: «ho un piano per farti sapere di me». Ha sorriso, sbarrando gli occhi come davanti a un plotone d’esecuzione. Ho aspettato che dicesse qualcosa, poi, l’ho rassicurata: «se qualcosa cadrà, sarà addosso a me». E dopo, ognuno ha assunto una forma diversa, fino a dimenticarsi.

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