Archivi tag: Lucio Battisti

Zanza: califfo di riviera

Dall’ozio d’un bar e l’azione di spiaggia, interlocutore di corpi mai divenuti “intronata routine” di quel “cantar leggero / l’amore sul serio”, come Panella scrive su musica di Battisti, Maurizio Zanfanti (63 anni), “Zanza”, patriarca dei Vitelloni, se ne va. Cadendo, come un pilota, in pista, nell’esercizio delle sue funzioni, anche se l’auto era ferma e non c’erano curve, ma cosce, le ultime, quelle dell’estremo desiderio, che era sempre il primo, ogni giorno diverso; Continua a leggere

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Lauzi il «rimbalzante», visto da Berselli

«E’ vero, sono polemico, dispettoso, un terribile bastian contrario»: l’ unico modo per un artista «invendibile» di sfuggire alle convenzioni, al conformismo, «all’omologazione». Lui, impossibile da prendere sul serio perché non si prendeva sul serio, per decenni destinato a non superare mai le diecimila copie di un disco. Si chiamava Bruno Lauzi, è morto da pochi giorni a 69 anni, è stato un sereno e consapevole testimonial della lotta contro il morbo di Parkinson: la sua «autobiografia in controcanto», che esce adesso, con una presentazione di Francesco De Nicola, da un piccolo e meritevole editore di Sestri Levante, Gammarò, si intitola Tanto domani mi sveglio, Continua a leggere

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Vessicchio, le mucche del Wisconsin e il basilico

Dove Archimede chiedeva un punto d’appoggio, Peppe Vessicchio cerca una connessione tonale. Potrebbe essere un personaggio di Daniele Del Giudice, uno che gira per le strade a sistemare note, inseguendo l’armonia totale. Musicista-compositore-direttore-d’orchestra, è un illuminista capace di attraversare il Festival di Sanremo e i talent, saltare dalle canzonette alle opere classiche; uscirebbe indenne da qualunque situazione, perché è già altrove: tra Max Planck e Dmitrij Šostakovič. Anche se tutto è cominciato in una stanza al Rione Cavalleggeri. Con suo fratello che comprava dischi e sperimentava strumenti da autodidatta. Lui gli andava dietro con una batteria. Continua a leggere

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L’importanza di saper cantare

Che poi tanta vergogna per il fatto che il Presidente del Consiglio cantasse e suonasse, quando il più grande poeta del novecento, Ezra Pound, era anche l’unica vera voce musicale che l’Italia abbia avuto. Poi ci proveranno Carmelo Bene e Franco Franchi, dietro di loro Domenico Modugno e Lucio Battisti, tutti attaccanti solitari, col vizio di fare le foche una volta ricevuto il pallone. Belli da vedere, ma completamente privi del pragmatismo rossiano, nel senso di Paolo Rossi, che non suonava e non cantava, ma che segnò quando serviva. Tutto questo per dire che calcio e politica non sanno che farsene dell’estenuante bellezza di un canto, se non come sottofondo da curva mentre si prova a segnare o a farsi votare.

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Estetica di Hegel, terzino

zOgni allenatore ha bisogno che la squadra sia sua, senta la sua voce, esegua i suoi ordini: moduli e schemi, che gli appartenga. Poi c’è Zeman il cui bisogno principale è che la squadra si fonda con lui, diventi una sola cosa con se stesso; questo è successo solo quattro volte e mezzo nella sua lunga carriera: Foggia, Roma, Lazio, Pescara e un po’ col Lecce. Il resto, sono stati tentativi di ricerca e identificazione non riusciti, per tempo, ambiente, uomini. Continua a leggere

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