Archivi tag: Luigi Meneghello

Burgnich, marinaio di terra: tackle e grappa

Il suo nome è fissato, più o meno per l’eternità, nella memoria di ogni italiano affetto da pallonite. Poi ci sono le immagini che seguono il nome, in una sembra un Cristo sacrificato sulla croce di Pelé, sotto il cielo dell’Azteca, la sua mano è distesa alla Goya a cercare il chiodo, mentre la testa del brasiliano segna lasciandolo con aereo stupore a guardare; nell’altra è un palombaro che scende nei fondali marini con Cousteau, ma lo squalo che gli sfugge era Ezio Pascutti. Il resto, tutto il resto, è gloria. Tarcisio Burgnich saltato fuori da un romanzo di Luigi Meneghello, personaggio malinconico con un nome che suonava – come i suoi passi da pistolero sui campi – e che tutti abbiam sempre sbagliato a pronunciare nella celebre filastrocca che si leggeva come una terzina dantesca – Sarti, Burgnich, Facchetti, citata persino dall’elitario Nanni Moretti in “Ecce bombo” – pronunciandolo come se fosse un pugno, invece era un nome da grappa, con la ìch da singhiozzo. Continua a leggere

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Baricco, specialista in corsivi, effetti bariccati e maiuscoletti

Quindi l’eventuale incazzatura verso Baricco dovrebbe essere motivata dal fatto che lui non è per niente popolare, ma piuttosto specula sulle insufficienze culturali di un gusto medio-basso spacciando per merce sofisticata della para-letteratura. Popolare Baricco, vogliamo scherzare? Populista, semmai. Paraculo, nel caso. Uno che ha la tenuta morale che gli permette di chiudere il primo capitolo di Oceano mare scrivendo: «Non c’è nulla che possa, nel buio, diventare vero». Qualcuno capisce perché scolpisce «vero» in corsivo? Continua a leggere

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Quando le squadre le facevano i gesuiti e le aree di rigore le sgombravano i carabinieri

E uno come Zoff, dico della stessa misura umana, non solo capa­ce di armonizzarsi al gioco, ma proprio della stessa creta, era Luigi Meneghello che – saetando in rete il palón – molto prima di Matteo Darmian e Graziano Pellè o Vialli o Zola, dimostrò in Premier Lea­gue che un italiano poteva essere ripetutamente il migliore in campo. E sul campo aveva imparato l’inglese, prima di finire ad insegnar­lo, mischiandolo al tatticismo delle parole italiane. Cros, Ossei, Au, Tròine, Còrne, Gol. E sempre sul campo aveva imparato il rispetto per le regole e gli uomini, che lui si trascinò su su anche in monta­gna, quando il catenaccio era una esigenza e col contropiede non si vincevano i campionati ma le guerre. Il gioco del pallone era entrato nella sua vita prima delle lettere, e poteva, anche, parlare a lungo di motociclette come un meccanico cresciuto alla Guzzi; Continua a leggere

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I brombóli muoiono tranquillamente nel sonno

La cavalletta verde è un mandolone bislungo senza forza: sotto le ali fragili, quasi vegetali, porta una sottoveste di seta trasparente, giallina; la cavalletta castana è tarchiata e forzuta, specie nelle cianche seghettate: spara con esse come una piccola fionda, e quando spara si vedono lampeggiare le mutande scarlatte. La cavalletta verde non mangia la cavalletta castana; invece alle cavallette castane provvedevamo una dieta di cavallette verdi opportunamente trinciate, Continua a leggere

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