Archivi tag: Marcus

barrier

Una barriera è sempre un desiderio diviso, e spesso non in parti uguali. Impedisce il trasferimento da una zona all’altra senza autorizzazione, a volte persino il passaggio di calore tra essere umani. Con conseguente diminuzione dell’appetito. Se avete mai subito una situazione simile vi sarà capitato di pensare a un fluido, ecco un fluido capace di oltrepassare l’ostruzione, o anche di travolgerla (vedi tsunami). Persino i cani se ne lamentano, con improvvisi latrati, invocazione di corrente sonora, anche il suono a volte passa, senza bisogno di consenso. Continua a leggere

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La malinconia ha un asse preciso, e Batman lo sa

È solo una sequenza numerale vi assicuro, funziona così, che poi si fa codice o forma, e io la rimetto a posto. Stiamo ricatalogando tutto, e non è un film. Hanno chiesto a noi supereroi di fare la parte dura, quella del trasporto rapido, e noi non ci siamo tirati indietro. A me e Robin è toccato il Partenone, e così prendi i pezzi sposta i pezzi e poi rimettili a posto nel tempo. È tutto un andare diametralmente all’opposto della storia presente. In questa immagine si percepisce l’esplosione di suono che avviene al rientro. Il nostro è un sistema poetico basato sui numeri, diamo un numero ad ogni componente della bellezza, poi ne facciamo una sequenza e da quella un codice, così il Grande Catalogo dei principali artifici si compone. Il mondo è regolato dalla dispersione, a noi tocca rimettere ordine. Il sistema è del dottor Marcus. Come oracolo delle situazioni storiche, oltreché come supereroe vi dico che questo lavoro di ricontare le opere d’arte è sopravvivenza quotidiana con l’annullamento della criminalità mi toccava una vita di noia. La freschezza dei colori quando attraverso il tempo da parte a parte, perché si capisca il lavoro: vado a prendere il pezzo al momento della nascita, in una ipotetica catena di montaggio muratoriale, e faccio uscire il pezzo di nascosto, perlopiù di notte. La macchina del dottor Marcus, aspetta a bocca aperta che io o Robin, o uno degli altri, arriviamo col pezzo, che viene pulito dai giallumi della pioggia perpendicolare che si incontra all’altezza del cielo di Jason, e poi si lascia tutto nel liquido di Pough-Willis per evitare contaminazioni di tempo, e infine la macchina misura, calcola, sputa numeri e assegna codice. Io bevo, Coca-Cola, direi meritatamente. Continua a leggere

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Atmosfera marina

Anni fa il dottor Marcus perse la testa per una sub, passando giornate intere davanti all’oceano. Aspettava che lei tornasse dalle immersioni, e intanto si guardava intorno. Dopo due settimane poteva indovinare quando le nuvole si sarebbero abbassate e quando il sole avrebbe rischiato di bruciare le sue costose camicie. Esaurita l’attesa, col ritorno della sub, Elisabeth si chiamava, l’aria si riempiva di vita. La donna si spogliava e lui l’aiutava con una pazienza e una delicatezza che non avrebbe più avuto verso un umano. Se c’era il sole si sedevano a seguire le onde, se invece il cielo era scuro, rientravano in casa. I baci di Elisabeth avevano il suono leggero delle canzoni cubane, un corpo pulito e gli occhi limpidi. Il complicato cervello di Marcus perdeva il controllo in favore del suo cuore, generando una frequenza cardiaca da cavallo al galoppo. La temperatura subiva delle intermittenze che poi avrebbe chiamato parametro di Elisabeth (riscontrando la reazione in altri nobel innamorati). Riconoscibile quando le oscillazioni si invertono nel giro di due minuti, per poi scegliere una costante elevata temperatura: generando uno stato febbricitante, detto stato di E – si riesce a tenere addosso solo un costume e niente altro, e si ha una convulsa voglia di stare dentro l’amata, unico rimedio per abbassare la temperatura. Il movimento convulso genera acquitrino e talvolta annebbia la vista. Il periodo di pratica durò quattro mesi. E Marcus conobbe quello che pensava fosse il preludio alla felicità, in realtà era la felicità. Una mattina lei emerse e disse:«sono stanca». La perfezione dei gesti svanì.

 Illustrazione di  Emiliano Ponzi, Say her name.

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La semovibilità di Nestor

La città semovibile, è un vecchio progetto del dottor Marcus. È un sistema semplice fondato su principi altrettanto semplici: A) Preparazione con pratiche collettive del luogo prescelto. B) Componenti a incastro, detti semovibili di Nestor o anche di Sivori. C) Uso assoluto ed esclusivo di torri circolari. D) Lato nord erboso. E) Adozione di un sistema verbale astratto per le strade. La flessibilità in una città semovente è tutto. F) Strutture a movimento fluttuante tra una torre e l’altra, con adattatori gommosi ad elasticità cento. G) Piazze a raduno con posti numerati e lato ovest sempre con spazio riservato per musicisti. Alta risoluzione acustica con sistemi testati a vento. H) Alta visibilità per gli ingressi provvisori, grandi antenne per diffusione sonora e testimonianza musicale. I) Colonie colorate per bambini. L) Grandi recipienti o piscine (dette di civiltà) per la raccolta di acqua piovana: da riutilizzarsi col metodo contabile o a braccio di cui si dirà nel comma 347. M) Esclusivo traffico pedonale viste le temperature miti, controllate dal generatore Jennifer. N) Fioritura di religioni a piacere a patto che non raggiungano calore estremo e generino incendi mentali. O) Installazione di generatori di desideri ad ogni angolo di strada, detti Albert target-oriented. L’effetto ritmico è voluto. P) Dotazioni di strumenti a percussione per ogni appartamento, con libertà di suono, fino al cessare delle funzioni vitali. La libertà deve fare rumore. Q) Campi di calcio con dedica. Verranno esclusi i negatori della grandezza estetica di Maradona e dei benefici sociali e psichici dovuti ai suoi gol.  R) Ammissione di ogni contaminazione, saldatura e congiunzione somatica. S) Totale assunzione tecnologica per ogni tipo di comunicazione. T) Catene di riflessi oceanici per distensioni caratteriali e/o possibili inclinazioni di convivenza. U) Orizzonte variabile con cane da guardia. V) Fodera di velluto in dotazione ad ogni uscio. Z) Spazi vuoti ma con porzioni frontali ed elastici di possibili radici di progettazione. Con possibilità di copertura per i panorami in decadenza.

Illustrazione di Emiliano Ponzi, Caged in Vienna.

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Cheeser o sonno che cammina lentamente

L’esperimento del dottor Marcus denominato Cheeser o sonno che cammina lentamente è stato messo in atto. Dura poco, l’intervallo di una partita di calcio. L’uomo o la donna toccati dal trasferitore C, cadono in sonno. E i loro pensieri scivolano nel contenitore K. Il risultato è strabiliante: un mucchio di pensieri da controllare come un album di foto. Non riuscivo a capire quando Marcus l’ha spiegato, ma vedendolo è stato tutto semplicissimo. Abbiamo fatto l’esperimento nella metropolitana di Seoul e due settimane dopo in quella di Singapore. L’Asia è il posto migliore per qualunque tipo di esperimento, qui, come ripete Marcus, «c’è spazio per tutto». C’è una energia familiare che ormai riconosco a veder defluire – ma sarebbe meglio dire trasferire – dai dormienti al contenitore, i pensieri. La prima volta è stato come veder nascere un bimbo, una emozione fortissima, anche perché ti insegnano che non c’è una materialità del pensiero, ma con il dottor Marcus, so anche che niente è impossibile. Negli anni i suoi esperimenti, la sua cura dei supereroi, e le sue macchine, hanno fornito all’umanità strade diverse, e tutte al servizio del Bene. Anche questa volta accadrà. Siamo all’inizio, è ancora tutto da vedere, ma non si può non fidarsi di un uomo del genere. Su alcuni soggetti abbiamo temuto il non risveglio, ma poi è intervenuto prontamente Marcus con un concentrato di stimolanti. Continua a leggere

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