Archivi tag: Maria Vittoria Trovato

Pianeta Etna

Un vulcano è sempre un estro della natura, un rebus disegnato davanti ai nostri occhi che muta di continuo. Fuma, erutta, trema. Una fabbrica occulta che si alimenta di apparente follia. Un mistero con una trama di invenzioni che coinvolge tutti, anche chi lo guarda da lontano. Ha voce e corpo, e sangue bollente. Una pasta di suoni per ogni movimento. Travolge il paesaggio, condiziona l’umore e il cielo che lo sovrasta. La peste del suo delirio si propaga fino ad entrare nei corpi, e per contrapposizione diviene allegria, una sicurezza che sovrasta. Continua a leggere

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Erik runs

«Sono quello con la faccia da criminale», risponde Erik Lannerbäck, quando gli chiedo come faccio a riconoscerlo alla stazione centrale di Stoccolma. Avrebbe potuto dire sono quello con le spalle larghe, fisico da pilone di rugby, calvo. Ma gli piace scherzare sul passato da gangster. La differenza tra lui e il resto dell’umanità salta agli occhi, nessuno si sognerebbe di parcheggiare davanti all’entrata della stazione, tra i taxi. Una vecchia Volvo 740 rossa, «non è mia», precisa mentre saliamo, con lui ci sono Timmie (bosniaco, cinque anni di carcere e ancora sei mesi da scontare come dimostra il braccialetto alla caviglia che subito mostra), e un regista della tv svedese, in eschimo, che si occupa di programmi per bambini, parla poco e mastica tabacco in grosse quantità. Richard Ford non avrebbe saputo fare di meglio. Continua a leggere

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scherzare col ghiaccio

Neanche il ghiaccio è tutto uguale, come la gente. A volte ci sono banchi levigati dal vento, pezzi inclinati, curve verticali da vertigine, forme che emergono, una panoramica di blocchi che la nave lesiona, che senti scrocchiare, prima che ti appaia un orizzonte sottile, con venature nere che lasciano intravedere il mar Baltico, scuro e nascosto. La realtà è bianco che sta intorno. Muto e immenso, che la nave e i suoi colori sembrano sporcare, come tu che guardi, testa in avanti occhi persi nel ghiaccio quasi che il destino arrivasse da lì. Non distingui più niente, ti sembra d’impazzire. Bianco, quello è facile, lo ricordi come se niente fosse. Bianco, dritto e fondo, solido bianco, come quello che capiscono tutti, bianco e basta. Poi ci sono i bianco grigi, anche se non sono trasparenti è come se qualcosa del come li guardi ti restasse appiccicato, uno specchio ma ostile, perché in quei grigi ti capita di rivederti con lo sporco della vita. Infine, c’è il bianco di notte, che è diverso, la terra vista dalla luna e ti aspetti che dalla radio di bordo si sentano Neil Armstrong e i suoi “nothing” a spasso per il Mare della Tranquillità, invece, è solo annaspare notturno, in un bianco scuro, senza appigli, il nero della notte che è quello del mar Baltico, illuminato da due enormi fari Independence Day, che non lo rendono meno scuro o forse buono, il bianco di notte è unico, e non l’avevo mai visto. Continua a leggere

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