Archivi tag: Marine Le Pen

Houellebecq: Nostradamus in canotta

Adesso che Michel Houellebecq è stato trasformato in Nostradamus, e che la sua immagine con le canotte di stampo bossiano ma firmate dai nipotini di Yves Saint Laurent campeggia nei tiggì, possiamo dire che “Serotonina” non è un capolavoro, come la Nave di Teseo scrive nelle note di copertina, ma il solito romanzo dello scrittore francese, con noia, sesso triste ed Europa decadente. Ci fosse un campionato delle previsioni non ci sarebbe storia tra le realtà immaginate e compiute di Philip K. Dick – come sa bene un altro scrittore francese: Emmanuel Carrère – e quelle subodorate da Houellebecq. Continua a leggere

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Lampedooza mon amour

Lungo, sinuoso, il negro, stava in piedi sulla tavola da surf, e sembrava guidare gli altri. Una apparizione. In bilico sulle onde, c’era quella che poi venne chiamata la prima ondata migratoria in surf. Stavano piantanti sul mare, nero su blu. Noi, a Lampedooza, pensammo: è come respirare in mezzo alle lacrime; loro, invece, ridevano, a proprio vantaggio. Era la grande trovata della gioventù africana, e nessuno sapeva come avevano appreso il surf che li aveva emancipati dai barconi e quindi resi liberi in mare come in terra. Il surf creava una anomalia, spostava tutto. Continua a leggere

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Una specie di Francia

Il corpaccione di Jean-Marie Le Pen giace ai piedi di una edicola parigina, freddo, immobile, di terrorizzata impotenza. Tre colpi di pistola hanno ucciso l’anziano leader del “Front National”. È caduto in rue Albert-Camus – uno dei tre pederasti con Sartre e Mauriac accusati proprio da Le Pen di governare la Francia – al 10 arrondissement, sotto i giornali che annunciano la vittoria di sua figlia Marine, commentando la possibile scalata all’Eliseo nel 2017. Continua a leggere

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La Lega Nord e l’annoso problema di girarsi

Infine, c’è da chiedersi della Lega Nord: che calcio ha praticato in questi anni? Apparsa in A come il Chievo promettendo di diventare la Juventus, si è rivelata una Spal – ora vive nel sentimento tutto reazionario del rimpianto – con qualche ministro in più e molti scudetti in meno. Il suo problema era tutto identitario: in conferenza stampa prometteva quattro punte, in campo giocava con mezza, riducendosi ad ogni campionato e finendo per praticare un catenaccio tutto lombardo che non raggiungeva nemmeno i campi dell’Emilia Romagna. Alla fine ha lasciato un difensore come Umberto Bossi, uno alla Pasquale Bruno – che se non c’avessi giocato contro, saresti andato a farci una pizza volentieri come ha fatto Massimo Fini, che di pallone se ne intende – per passare a un capo ultrà come Matteo Salvini su cross di una ala destra senza fantasia come Roberto Maroni. Continua a leggere

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