Archivi tag: Mario Monicelli

Sarri – Gattuso: è il “titulo”che fa il comandante

Per amare Sarri bisogna avere meno di diciott’anni come per leggere Nietzsche; Gattuso, invece, si può amare anche da vecchi, perché non promette prese di palazzo né rivoluzioni, ma “solo” qualche “titulo”. L’altra sera, dopo una partita scialba dove il Napoli era più squadra della Juventus giocando in modo allegriano, si sanciva il vero definitivo passaggio da un comandante all’altro, con la messa in soffitta – in massa – del sarrismo, dopo il passaggio troppo breve e senza “tituli” di Carlo Ancelotti. Continua a leggere

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Sepúlveda: ribelle, sognatore e fuggitivo

Aveva un nome da torero e una vita da romanzo di Dumas: piena d’avventure, epica e nessuna paura. Era morto molte volte come gli eroi veri, una per ogni fuga. Luis Sepúlveda, apparteneva a quella generazione latinoamericana costretta a reinventarsi la biografia e i ricordi negli aeroporti e sulle banchine delle stazioni europee, senza documenti, ma con una lingua che diveniva patria leggera e trasportabile: alle spalle il vuoto creato dalle dittature e nelle orecchie la memoria di voci e facce di chi era caduto, come il presidente del Cile: Salvador Allende, di cui fu guardia del corpo. Continua a leggere

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Gianni Mura: (se)vero padre della scrittura artigiana

L’unica volta che era stato costretto a riscrivere un pezzo era stato quando aveva cercato di fare Gianni Brera. Un desiderio che si era infranto davanti alla lettura di Gualtiero Zanetti, direttore de “La Gazzetta dello Sport”, che gli aveva strappato l’articolo con i “struggle for life” e “se capiss”, “crapottone” e “Weltanschauung, pirlare e saudade”, e pregato di riscriverlo. Dopo, Gianni Mura – che è morto a 74 anni a Senigallia –, aveva dovuto passare il tempo a dribblare tutti quelli che gli davano dell’erede o del nuovo Brera. Era stato condannato ad essere Brera in contemporanea prima e in eredità poi, un Brera meno compiaciuto con radici diverse e interessi allargati, sempre orso ma più buono, non aveva nazione ma città, Milano, costretto ad inseguire e raccontare il gesto non in assenza di immagini – come era accaduto spesso a Brera – ma in sovrabbondanza. Continua a leggere

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Fabio Quagliarella: Lazzaro Felice

Ogni volta che un giornalista si presentava da Mario Monicelli, negli ultimi anni, per interrogarlo sul cinema italiano, il vecchio regista rispondeva: Venite tutti da me perché sono rimasto solo io. Indicando una stagione gloriosa del cinema italiano. L’altra sera nel post partita della Nazionale, dopo la doppietta al Liechtenstein, Fabio Quagliarella sembrava Monicelli, solo che non conoscendo questo episodio non poteva rispondere come il regista, ma l’ha pensato. Continua a leggere

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L’ignoto Guttuso

Alla pasta e ceci al posto della “comare” del Banco dei pegni e alla valigia abbandonata con gli ottanta milioni del Totocalcio, toccherà aggiungere un bassorilievo di Renato Guttuso da ottocentomila euro svenduto a centoquaranta. A “I soliti ignoti”, all’“Audace colpo dei soliti ignoti” e a “I soliti ignoti vent’anni dopo” va aggiunto un nuovo colpo, quello de  “L’ignoto Guttuso”. Continua a leggere

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