Archivi tag: Mario Vargas Llosa

I tre giorni del Condor applicati alla cultura italiana

Dice Mario Vargas Llosa che un romanzo, se è un buon romanzo, “ci libera dalla nostra condizione limitata facendoci vivere in modo più ricco e più profondo”, da questo possiamo dedurre come mai siamo così annodati e poveri quando entriamo ma soprattutto quando usciamo da una libreria. Perché a volerne cercare, negli ultimi dieci anni, facciamo quindici ma pure venti, di romanzi italiani capaci di salvarci: diventa dura. Continua a leggere

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Una mappa d’amore sui muri di Napoli

Una città ai suoi piedi e una alle sue spalle. Ricordi sparsi sui muri, persi nei quartieri, senza distinzione: alti e bassi. Maradona aveva unito «le due Napoli». Le annodava e le costringeva a seguirlo, a stargli dietro, incollate alle sue gesta, perse nei suoi giochi. Lui si sbizzarriva in campo e loro sulle pareti. Continua a leggere

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Susana abbraccia tutti

009Come un personaggio di Mario Vargas Llosa ama la verità, l’ha detta e ha vinto. Susana Villarán (61 anni), la nuova alcaldesa di Lima, una speranza che si è fatta largo in una situazione di ostilità e indifferenza. I poveri le dicono Santìta (la sua chiarezza appare un miracolo), i ricchi: Terrorista (per la militanza nel partito comunista rivoluzionario). Ma è il primo sindaco donna della città eletto con un voto trasversale, che dopo venti anni ha riportato la sinistra al governo della capitale. Continua a leggere

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Pirati di libri

L’uomo ha un occhio di vetro, il cappello dei New York Yankees, la maglietta del Brasile e mi sta chiedendo se gli ho dato dei soldi falsi, io rido, perché lui è un pirata, uno della folta ciurma che falsifica tutto a Lima, soprattutto libri. Ho appena comprato “El sueño del Celta”, di Mario Vargas Llosa. Quando mezz’ora dopo in una libreria comprerò anche l’originale – sigillato come i nostri cd e col bollino di garanzia – scoprirò che la copia pirata ha una data di stampa precedente. E la storia sembra uscita dalle pagine di Paco Ignacio Taibo II. A Lima puoi anche laurearti con un titolo di Harvard. Basta andare ad Azángaro e chiedere alla persona giusta, e lì te lo dicono con tranquillità: «Tutto, proprio tutto, può essere falsificato». Il Perù è un paese pieno di difetti ma non si può rimproverargli la mancanza di schiettezza, dal razzismo ai falsi, si fa tutto alla luce del giorno, senza vergogna. Quando avevo letto ne “La canaglia sentimentale” di Jaime Bayly dei pirati di libri che gli vendevano i suoi romanzi falsi ai semafori delle strade principali, e lo incitavano a scriverne degli altri, avevo pensato a un’altra invenzione di questo scrittore che vive per raccontarlo, è una telenovela in carne e ossa dove la verità è un falso e i falsi sono la verità. Continua a leggere

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Il quarto desiderio di José

Manuel Bonald (Madrid,1947-2011). Poeta, saggista e scrittore. La sua prima raccolta di poesie è “Ore morte”(1968), segue “L’eroe non ha tempo”(1969), poi arriva il saggio su Don Chisciotte “Sancho Panza siamo tutti noi, ovvero come stiamo a guardare i pazzi” (1970), divenuto un classico, viene elogiato da Gabriel Garcia Marquez, Mario Vargas Llosa e Manuel Scorza, e diventa un libro fondamentale per la generazione di Roberto Bolaño che ne scrive numerose volte. Bonald, fa vita ritirata, di lui si sa pochissimo, e le apparizione pubbliche sono risicate, se ne parla come del Salinger spagnolo. Scompare davanti al successo inaspettato del libro, per ricomparire nel 1975 con “Tempo di pace” corposo romanzo (mille pagine), che racconta la vita di Francisco Franco, suscita moltissime polemiche, e vende anche discretamente rispetto all’illeggibilità della storia, ogni capito ha una voce differente, e una città spagnola (c’è quasi tutta la Spagna) con personaggi assurdi, che raccontano il loro Franco, poi arriva lui, ma solo dopo 500 pagine, per smentire quelle voci e dare la sua versione dei fatti. In molti provano a comprare i diritti cinematografici, ma Bonald non cede. Due anni dopo pubblica un esile libro “Ágata è stanca”, storia di una ballerina. Ritratto intimo di donna con moltissimi ricordi hard. I giornali scriveranno che si tratta della sua storia d’amore con la ballerina di flamenco Adriana Marcos, ma nel racconto non c’è accenno a un amore con uno scrittore, tutt’altro. Il libro ha molto successo, e questa volta Bonald cede a Miguel Morales i diritti cinematografici, ma dopo l’uscita del film scrive un articolo per El Pais, dove critica aspramente la trasposizione, e ne prende le distanze. Continua a leggere

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