Archivi tag: Maurizio De Giovanni

Librerie nemiche del popolo

Dove un tempo c’erano gli scaffali di Adelphi ora c’è il castello di Hogwarts – nella riproduzione della Lego – con Harry Potter che si è sostituito a Bobi Bazlen. A forza di tirare dentro le librerie la riproduzione di quello che era uscito dalle pagine dei libri: le hanno trasformate nei posti meno frequentabili per chi le ama davvero. Con il mercato come unico parametro – stravolgendo gli scaffali e sovvertendo il tempo che i romanzi dilatano e i saggi provano a smontare – quello che rimane sono le classifiche, e i personaggi che le animano. Di scrittori nemmeno a parlarne. Si può riassumere lo stravolgimento in pochi passi: la faccia dell’autore passa dall’essere un mistero per chi legge fino all’apparire in quarta di copertina – una epifania, come raccontò Baricco che da giovane cercava il viso del musicologo Massimo Mila – e da lì, con carpiato di pixel, diventa immagine sulle pareti feltrinelliane, per poi arrivare a farsi murale nel contesto raccontato: Pasolini va in periferia, a Calvino spetta l’attico. Continua a leggere

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De Giovanni: “Vuoto”, vuotissimo, quasi il nulla

Procedendo per eccessi scenografici come le torte del “Cake boss”, tanta pasta di zucchero per avvolgere il nulla, “Vuoto”, (Einaudi) di Maurizio De Giovanni, è una prova di come a volte i titoli raccontino davvero i romanzi e di come il genere poliziesco italiano boccheggi, spiralizzato nella noiosità. Una impalcatura di psicologia spicciola, pagine e pagine di lingua piatta dove bambini e adulti parlano uguale, e uno schema che si ripete mescolando gli stessi ingredienti: Continua a leggere

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Tre passi nel buio e un salto nel vuoto

William Somerset Maugham diceva che ci sono tre regole per scrivere un romanzo, e che, purtroppo, nessuno sa quali siano. Invece, Massimo Carlotto, Luca D’Andrea e Maurizio De Giovanni interrogati da Luca Briasco in “Tre passi nel buio” (minimum fax) pare che conoscano quelle regole per il  romanzo di genere. Raccontano la ricerca operativa e la costruzione delle loro opere, che tanto piacciono. E leggendo i tre “maestri”: del noir, del thriller e del giallo, che espongono teorie (poche), filosofia (spicciola) e rapporti (tanti), fanno tenerezza. Continua a leggere

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Sotto Napoli e pistole, niente

In giro ci sono talmente tanti Maurizio De Giovanni che uno si affeziona ad alcuni di loro. C’è De Giovanni giallista; De Giovanni autore teatrale; De Giovanni autore televisivo; De Giovanni commentatore, scritto e orale, per giornali e tivù; De Giovanni tifoso, in versione locale – scritto e orale –; De Giovanni politico; De Giovanni promoter e testimonial; oltre De Giovanni presentatore, e ne dimentico altri. Un esercito, tenuto insieme da una lingua povera, così povera da apparire nuda, non per ricercatezza, ma per superficialità. E con scadenza trimestrale, firmati da De Giovanni, escono romanzi come bollettini, l’ultimo: “Souvenir” (Einaudi), dove Napoli, in una morsa temporale, viene stretta da questa lingua banale annodata a voluttà da telenovela con canoni da noir. Continua a leggere

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