Archivi tag: Medellín

Pablo Escobar, maschera

Netflix un mese fa ha mandato in onda una nuova serie tv “Narcos” che raccontava la vita di Pablo Escobar. Ovviamente non c’è storia, la serie è imperdibile, per chi vuole saperne di più ne ha scritto Amleto De Silva – uno che fa la critica alle serie tv prima che queste divenissero parte del quotidiano occidentale –. Continua a leggere

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Lettera a un’ombra

978880619282GRAHéctor Abad ha scritto un romanzo, “L’oblio che saremo” (Einaudi, traduzione di Paola Tomasinelli, pagg. 259, euro 17,50), che è una lettera a un’ombra, un omaggio alla memoria e alla vita di un padre, tenendo insieme dolcezza bambina e spietatezza da uomo maturo. Abad è uno scrittore colombiano che ha molti legami con l’Italia, dopo diverse prove di ottima scrittura, anche esperimenti come “Scarti”(uscito da Bollati Boringhieri), ha preso coraggio e messo su carta la sua esperienza dolorosa, tristemente reale, ha fatto i conti con il suo complicato paese (la Colombia) e ci ha restituito la figura limpida, enorme, di un eroe omerico: Héctor Abad Gómez, medico, professore dell’Università, presidente del comitato dei diritti umani, è sua l’ombra alla quale è destinata la lettera, l’ombra di un padre dolcissimo, sognatore, ucciso per strada dagli squadroni della morte colombiani, a Medellín il 25 agosto del 1987. Continua a leggere

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L’oblio che non saremo

James RodriguezMolti anni dopo, davanti all’area di rigore del Maracanà, il colonnello James Rodríguez, si sarebbe ricordato di quel tardo pomeriggio americano quando la sua Colombia uscì dal mondiale. La cronaca di una morte annunciata: quella del terzino Andrés Escobar, ucciso da una autorete e poi da dodici colpi di mitraglietta nell’alba di Medellin. Continua a leggere

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René Higuita, specialista in colpi di scena

higuitaNon era un portiere, ma qualcosa del genere: piuttosto un circo, sì, proprio un circo, un intero circo con tutta la generosità, lo stupore e anche l’egoismo che potete immaginare e avrete conosciuto. Direttore, acrobata, clown, domatore. Era disposto a perdere la faccia per strappare il sorriso a un bambino e lo sguardo a una donna, e a giocarsi tutto con i compagni, contro la posta in palio, fino al punto di ignorare l’importanza delle partite, e no non ne voleva sapere di parare con le mani, come fanno tutti, e nemmeno di stare al suo posto. Per lui normale era una modalità di lavaggio che apparteneva a una lavatrice, un comando, mica un modo di stare in campo. Rispetto ad altri due portieri: il brasiliano Rogerio Ceni e il paraguaiano Josè Luis Chilavert, è terzo per i gol segnati ma primo in assoluto per i colpi esibiti. Continua a leggere

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