Archivi tag: Messico

Il muro

A destra il deserto. A sinistra pure. In mezzo un muro. Da una parte, a poche miglia dal muro, una fattoria, dall’altra un uomo in fuga. La fattoria è bassa, fatta di mattoni, ha uno steccato che ne segna la proprietà. Dentro c’è una donna. Un tempo bella, ora solo indaffarata. Continua a leggere

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La scienza non sbaglia

In Messico, durante il Mondiale del 1986, Maradona vinse una scommessa contro di me. Dopo gli allenamenti di solito ci fermavamo in campo, seduti a terra, a scambiare due parole per ammazzare il tempo, che durante i ritiri non passa mai. Le chiacchierate non avevano nulla di straordinario tranne la presenza di Diego che, come sempre, suscitava l’interesse di tutti. Una di quelle mattine si fermò a guardare languidamente i giornalisti che ci aspettavano (aspettavano soprattutto lui) e disse un po’ svogliato: Continua a leggere

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Taibo II: il trucco è muoversi come Speedy Gonzales

Ogni volta che parla è come se scaricasse in area le sue pistole, col sorriso sotto i baffi tinti dal fumo delle “Popular”, e le labbra bagnate dalla Coca-Cola: Paco Ignacio Taibo II porta in giro le sue storie con l’allegria di chi ha scavalcato il tempo e lo spazio, come il Parnassus di Terry Gilliam. «Mi muovo come Speedy Gonzales: rapidamente, da un genere all’altro, dalla storia al romanzo, dalle biografie al giornalismo, per non farmi incarcerare».  È a Napoli, per presentare il suo romanzo: “A quattro mani” edito da Lanuovafrontiera (traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica). È un ritorno felice per un grande libro scritto quasi trenta anni fa, e che ora appare come una cronaca del tempo presente: è un romanzo sulla disinformazione che mescola realtà e finzione, Continua a leggere

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Disneyland con l’herpes

Prima ancora che il Messico divenisse l’immagine dell’orrore dei nostri giorni, prima ancora che i parchi a tema finissero per raccogliere non solo il bisogno di divertimento ma anche le perversioni collettive: in ogni forma, grado e combinazione, Juan Villoro aveva scritto “Piramide” (Gran Vía, traduzione di Maria Cristina Secci, 256 pagine, 14 euro). E a leggerlo oggi fa impressione. Non tanto per l’attualità, il ritmo, le felici intuizioni, e la capacità di raccontarle, ma per la vicinanza tra realtà immaginata e realtà. Come un Ballard, ma in lingua spagnola, Juan Villoro – che non è solo uno scrittore ma anche giornalista in un Messico difficile da raccontare, decifrare, restituire – ci mostra uno dei suoi tanti registri (è ancora poco tradotto in italiano), e spiazza il lettore, lo diverte e angoscia trasportandolo in un luogo assurdo: La Piramide, Continua a leggere

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Finestra segreta

_71279387_praying-464Quando tre anni fa uscì “Zerozerozero” di Roberto Saviano scrissi nell’altro mio blog –“Herzog” – conoscendo un po’ il Messico, che avrebbe dovuto parlare con Juan Villoro, oltre a leggere i suoi articoli e i suoi libri, e che con i soldi che percepiva e il potere di contatti e la fitta rete di possibilità a disposizione avrebbe potuto fare di meglio, invece con una ostinazione presuntuosa produsse un libro pessimo, superficiale e derivato dal lavoro di altri. Continua a leggere

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