Archivi tag: Moby Dick

Maradona è amico mio – Prefazione di Emanuela Audisio

Non c’è sfogo, non c’è retorica, e nemmeno un’illusione. C’è che Diego Armando è tutti e non tutti sono lui, anche se ci piacerebbe, c’è che Maradona è una confluenza come l’incontro del Tigri con l’Eufrate, c’è che è stato capace di attraversare molto, onestà e disonestà, mostrando che entrambe hanno una ragione, e di illuminare povertà, ricchezze, vanità, quante volte figlio mio, molte padre, ogni volta che ho potuto. C’è che la vita va storta, come i dribbling, e a certe finte finisci per crederci anche tu, poi ti tuffi e scopri che il mare del tempo è una superficie dura, che fa male, che gli specchi sono tremendi, nella loro mancanza di fantasia. Carnera, Jes­se Owens, Coppi, Bartali, Pelé, Clay-Ali, Best, Cruijff, Maradona; perché i campioni dello sport sono l’edera intrecciata alla nostra vita e noi continuiamo a scrivere le nostre iniziali su quel tronco? Continua a leggere

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Il lavoro di un bastardo non finisce mai

L’ottavo film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, è un western sulla neve del Wyoming che dopo aver mostrato il paesaggio gelato si rinchiude in una merceria-rifugio (quella di Minnie e Sweet Dave). Mescola Sergio Leone con Agatha Christie e Alfred Hitchcock, e, ovviamente, cita se stesso in una circolarità ammiccante che ormai è divenuta canone. Sette uomini, una donna (odiosi e pieni d’odio) e la lettera di Abraham Lincoln (a uno di loro). Due cacciatori di taglie, una assassina, un generale sudista, e quattro killer – di cui uno ben nascosto –, si confrontano in un gioco di bugie e violenza, con il solito raffinato stile estetico-linguistico di Tarantino. Sei capitoli – con titolo – scandiscono la mattanza, accompagnata con la lentezza e i dettagli da romanzo russo. Continua a leggere

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Carmela, la più grande balena di San Giovanni a Teduccio

Il sottomarino Nestor, progettato dal dottor Marcus, è una nuvola di ripensamenti e glorie, fatto di linee morbide e accelerazioni tecnologiche. È una macchina di precisione e forza, zoccoli, metallo e fantasia. L’oceanografa Zazie è quella che comanda, equipaggio e ricerca. Nestor non è un sottomarino come altri, non solo perché pensato da Marcus, ma perché nasce per una precisa missione: cercare il mostro Carmela, una balena cresciuta a San Giovanni a Teduccio, tra veleni, rifiuti e canzoni di Nino D’Angelo, che poi ha preso l’oceano Atlantico.  Dall’oblò, Zazie scruta i fondali, il suo è un mestiere strano, «evanescente» le dice il suo fidanzato, «una missione da Achab degli abissi, che non porta da nessuna parte». Carmela è più scaltra di Moby Dick, e «la sua immagine ovale di latte che bolle o sboffi di farina», come l’ha definita il dottor Marcus, è un ricordo passato a sentire gli esperti militari. Di sicuro la lontananza dal golfo ha portato delle influenze sul colore, l’ultimo bollettino la tinge di ocra, ma «è una bugia» ha detto Zazie, «Carmela non è una balena di facili colori, e il bianco è la sua natura». Continua a leggere

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