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Gordon Banks: dalle miniere al cinema di fantascienza

Parava tutto, Gordon Banks, una volta anche un cane. Era il portiere inglese che incarnava lo spirito del calcio: tranquillo, coraggioso, imperturbabile. E ora che se ne è andato a 81 anni, che ha smesso di giocare su questa terra, tutto il mondo del pallone misura la sua assenza. Adesso tutti rivedono i suoi svolazzi per prendere il pallone, ripensando al fatto che era un portiere quasi per caso. Non era di quelli col sacro fuoco che fin da piccolo voleva diventare il portiere della squadra di famiglia e poi della Nazionale, no. Continua a leggere

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Almeno un milione di vasche

Ciò che canta non muta, neanche quando cade. Federica Pellegrini vince ancora una volta la medaglia d’oro, sette volte su otto mondiali, nei 200 stile libero. È ancora una volta campione del mondo a 28 anni (quasi 29, li compirà il 5 agosto), come il Roger Federer che a 36 vince a Wimbledon, nuotando in testa all’americana Katie Ledecky (un vero squalo, la prima volta che viene battuta in una gara individuale) e all’australiana Emma McKeon, argento ex aequo. Continua a leggere

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l’arcitaliana

Mondiali Nuoto, Pellegrini in finale 200 slFai finta di andare, non vai, poi vai, ti tuffi e arrivi seconda: nei 200 stile libero. Ecco Federica Pellegrini, l’arcitaliana. Quella che non si era preparata. Quella diversa che ora dice: «provo per gioco, voglio divertirmi». E allora non importa che sia rimasta a un fischio da Melissa Franklin, la nuotatrice americana. Non importa che non ci sia l’oro. Non importa che non abbia segnato record. Quello che importa è che la ragazza italiana, la vera Miss Italia in vasca e nel mondo, sia tornata: «Grazie a mamma e papà». Che tu la vedi e dici: Ma quanto è italiana questa qui? Continua a leggere

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El fútbol es el único lugar donde me gusta que me engañen

Ho avuto una vita da non lamentarsi, vinto un mondiale, perso l’anima secondo la stampa, sono stato la riserva di Pelé, ho giocato, segnato, sudato, allenato tante squadre saltando da un continente all’altro, guadagnato molti soldi, preso una laurea in chimica, sono stato direttore di un giornale sportivo, ho provato ad essere governatore della Provincia di Santa Fe, non in questo ordine, claro. E se dovessi salvare un giorno salverei ancora quella notte porteña, e rifarei tutto uguale, esclusione di Maradona compresa.  Sono César Luis Menotti, el flaco, quello che fece vincere il campionato mondiale di calcio alla nazionale argentina per la prima volta. Sono quello alto, snello con i capelli lunghi sulle spalle e l’impermeabile. Quello che nelle foto ha la testa alta e gli occhi che guardano di lato, è l’abitudine di chi è stato marcato per una vita. Era il 1978, c’era ancora il muro di Berlino. Sono un dispari, che trenta anni dopo è uguale ad allora, qualche capello di meno, giacche migliori e un mucchio di aerei presi per finire sempre su un prato a ordinare undici uomini. Negli occhi un campo di calcio e in tasca la voglia di vincere. Ma ogni ponte ha il suo punto per essere minato e ogni vittoria si porta dietro una colpa. La mia vita: un album di foto.   Continua a leggere

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