Archivi tag: Montevideo

Uruguay-Russia: Diego Godin, odisseo

Marinaio d’Ulisse di stanza a Montevideo

picchia Dzyuba per vendicare Trotsky

odiando i giochi avvilenti della gioventù

quando nel Mediterraneo non c’erano palloni

ma sirene e lampi e ciclopi

abbandonati per l’area di rigore

con passione morale e astuzia

desiderio d’essere Obdulio Varela

trinitari legami ed eucarestia brasiliana Continua a leggere

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Garibaldi, monarca del tempo: febbre, tifo e spada

Nizza. Al terzo bicchiere di Jack Daniel’s, la lingua del generale Giuseppe Garibaldi si scioglie. Tutta la ritrosia che mi aveva mostrato scompare, la distanza si annulla, e viene fuori la verve oltre la sua voglia di raccontare quaranta anni di battaglie sempre in attacco. Lo incontro, al bar dell’Hotel “Le Negresco” sul lungomare di Nizza, in compagnia di altri due italiani, che passano l’estate con lui e Anita: Luciano Bianciardi, scrittore, e Bettino Craxi, politico. Me li presenta dicendo: «Qualcuno se li ricorderà». E prima che io possa replicare, lui, è già partito con i ricordi. Svelando cose che farebbero invidia a Denis Mack Smith. «Nizza fu una idea di mio padre, sa come sono i padri, pensano che un Napoleone Primo sia meglio del Rio de la Plata: Continua a leggere

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Ghiggia, l’assassino dei giorni di festa

Più che un’ala destra, dribblomaniaca, era una lama, fin dal nome appuntito che suonava come derivato di scheggia e che pugnalò il Brasile a casa sua nel 1950. Per tutta la vita – come José Arcadio Buendía con Prudencio Aguilar in “Cent’anni di solitudine” – si è portato dietro quell’omicidio, triplice: la nazionale brasiliana, il suo stadio – il Maracanà – e il portiere di quella squadra: Moacir Barbosa. Alcides Edgardo Ghiggia legò il suo nome a un solo mondiale, quello del 1950, gli annodò la vita, e per questo l’ha sciolta nello stesso giorno – il 16 luglio – che lo vide trionfante a Rio de Janeiro, con la sua nazionale, l’Uruguay, sessantacinque anni dopo. In quel campionato del mondo segnò ad ogni partita, e in finale si fece, con Schiaffino, palindromo: Continua a leggere

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La certezza di sapere sempre dove andare

Gustave Le GrayJack Daniel’s, pistole, e la certezza di sapere sempre dove andare. Col vento o senza, su e giù per l’oceano Atlantico, la prima figura di eroe pop. La vita di Giuseppe Garibaldi non è stata facile e non ha avuto ancora fine. Tanto che non la puoi misurare. Giocata sul bordo. È una di quelle vite che tutti guardano passare, che tutti prima o poi ci cascano dentro, perché riguarda il mondo, in questo caso due, mondi. È come i libri di Salgari, non smetti mai, fanno giri larghi e si ripresentano, anzi, lui, è personaggio da Salgari, con le avventure per mare e terra, la voglia di libertà e le identità inventate per mascherarsi: un fumetto, un supereroe, che fosse stato americano ci sarebbe una saga, con el diablo in fuga e tutti ad inseguirlo, gli amici a nasconderlo e le notti passate a guardare fuori dalla finestra, braccato e mai stanco, fuggiasco anche se «non può tagliarsi la barba per ragioni di look», Continua a leggere

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I Kavanos

edison-cavani-gossip-600x356Ora che anche il suo vicino di casa a Montevideo, Gian Antonio Orighi, ci ha fatto sapere che Edinson Cavani deve giocare con l’Athletic Bilbao perché è la sua squadra e lui aveva una nonna basca e deve cambiare ruolo, perché lo ricorda qui, in cortile, bambino, giocare come portiere – e parare tutto –, anche il reality “Cuore selvaggio” si interroga su questo. Continua a leggere

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