Archivi tag: morte

Le Corbu

La gente mi guarda nuotare, nel momento in cui ho deciso di essere quel che sono: un uomo che si lascia andare, ho provato un gran sollievo, lo sono stato più in là di tutti, e ora sto per smettere, ma tutto questo il fotografo non lo sa. La competenza del suo sguardo è inutile per le mie bracciate da dilettante, la mia esperienza è un’altra, è nel cemento armato e nella costruzione di spazi, lui, cercava una attrice ed ha trovato me, attendo dunque che mi faccia sapere il legame. Gli ho urlato: Va’, va’ a fotografare Brigitte Bardot, io non interesso a nessuno, io sono solo corbeau, un corvo. Amo l’impermanenza dei confini che solo l’associazione del mare e del mio occhio sinistro spento: possono regalarmi; è una qualità parassitaria la mia, che mi rende scoperto da un lato, indifeso ma mai supplichevole, mai perdo la devozione alla mia natura offensiva e di dominio. Continua a leggere

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Il salto, la vita

Il salto di Lampedusa (nel video) è considerato come il richiamo forzoso della natura, è detto anche salto di Ben o delle forze animali. È una azione che esiste da secoli in natura, dove ogni corpo può subire (e deve subire) una spinta portante che lo costringe a saltare. Se questo avviene davanti ad altri della stessa specie è anche un passo in avanti per effettuare il salto con cognizione, quando verrà richiesto. È divenuto obbligatorio solo negli ultimi anni, in prossimità dei confini o passaggi di specie (vengono indicate così questi territori di salto), e l’azione è denominata anche esonero di zona. Tutto cominciò con i cani messicani che costrinsero altri cani messicani alla forzosità del salto, in quel caso era un dislivello terroso. Nell’azione c’era la volontà di ribadire la supremazia del territorio di sopra su quello di sotto. Poi i casi registrati sono aumentanti, fino a raggiungere il genere umano. Per molti ricercatori l’atto è un utile modello di valutazione della civiltà e delle sue forme, c’è persino chi dice che senza il salto forzoso non può nascere la civiltà, altri invece sostengono che il salto determini proprio l’allontanamento dalla civiltà. Le zone di intrusione ed evasione rappresentano anche il confine tra posti avanzati (almeno in apparenza) e posti non avanzati. La modalità è davvero semplice, in riferimento agli ultimi anni: il corpo che prova a violare il territorio avanzato riceve una spinta che lo costringe al salto pari alla distanza che l’ha condotto dal suo paese al luogo di respingimento. Non vi ingannino le immagini, le figure che saltano e quindi fuggono, dopo aver creato tumulti e rivolte, devono per forza, subire questo percorso, è la loro crescita, e anche la testimonianza ai loro simili del ciclo da compiere. La sparizione dopo il salto, invece, e la conseguente immobilità di testimoni e attori che hanno spinto al salto, appartengono al silenzio, che è del tempo che viviamo.

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Le mille morti di Fidel

Farci credere che sia morto, è questo il capolavoro di Fidel Castro. Come per Keyser Söze, de I soliti sospetti: «La beffa più grande che il diavolo abbia mai fatto è stato convincere il mondo che lui non esiste» Castro, è morto più volte di un attore di Hollywood, a cinema. Per poi tornare, e dirsi vincitore, di una gara che non c’era. Fidel Castro è morto mille volte, e mille risorto. Tanto che Eduardo Galeano su queste morti ci scherzava, facendone il refrain della sua storia del calcio. Il mondo si muoveva per le morti di Fidel, ogni quattro anni. In realtà ne ha seppelliti molti, di presidenti americani che lo avevano avversato e segretamente cercato di uccidere, di scrittori amici e poi nemici, di nemici e basta e soprattutto di compagni di strada eloquenti, con colpe grandi e piccole, e quando non c’erano (le colpe) ci pensava la stampa a sceneggiarle. La sua ombra si allunga sull’isola, come la sua barba e il tempo risparmiato a non rasarsi e dedicato alla rivoluzione, come disse ad Oliver Stone. I suoi anni sono lunghissimi e lenti, scanditi dalle sue morti. Presunte, inventate, volute, sempre superate, come le malattie e le assenza forzate, mascherate da impegni per il popolo, mai per sé. Persino quando morirà, sarà per gli altri, per il bene di Cuba. Castro ormai è un cartone della sua figura, il protagonista di una telenovela: infinita, con sempre lo stesso colpo di scena: la sua morte. Ogni puntata comincia con la sua morte, e finisce con la sua ricomparsa- è un gioco delle parti, che però avverrà per un numero limitato di volte (forse). Continua a leggere

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