Archivi tag: Nelson Mandela

Hosea Jaffe: una idea diversa sul Sudafrica

Nel fiume di voci che raccontano il Sudafrica, quella di Hosea Jaffe è dissonante. Nato a Cape Town nel 1921, è autore di numerose opere sulla storia africana e sul sistema economico mondiale. La più importante sta per riuscire da Jaca Book, “Sudafrica, storia politica” (pp. 334, euro 28). Ha insegnato in Sudafrica, in Kenya, ad Addis Abeba e Londra. Jaffe è marxista e ha una idea singolare del paese. L’abbiano sentito mentre il Sudafrica è in festa, e guarda altrove.   Continua a leggere

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Mandela The Long goodbye

Non c’erano strade facili per la libertà e lui non era il Messia ma un uomo paziente. Sapeva che una buona testa e un buon cuore non bastano a un popolo ma ci vuole la capacità di arrivare a un compromesso. Due nomi: il primo, Rolihlahla, letteralmente istigatore, scelto dalla famiglia; il secondo, Nelson, posto dalla società nella sua prima rappresentazione: una scuola metodista. Per tutta la vita è come se Mandela avesse fatto solo due cose: ribellarsi e aspettare, oltre che pagarne le conseguenze. Cominciò presto rifiutando il matrimonio combinato deciso dal capotribù, e fuggendo dal villaggio di Mvezo, sul fiume Mbashe, «Cambiare se stessi è il primo passo per cambiare la società nella quale si vive». La sua non era delle migliori, c’era la segregazione razziale, e i neri non avevano che una manciata di diritti. Continua a leggere

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Per riappacificare i Mandela si sono mossi pure i Caschi blu dell’Onu

Dovevano essere i Kennedy invece sembrano i Sopranos. I Mandelas che litigano per tutto: dal marchio del vino a quello dell’abbigliamento fino al posto dove seppellire il nonno Nelson, lasciano pensare a scenari alla Kusturica con inseguimenti, risse, ricorsi in tribunale, vajassate napulitane made in Soweto e per giunta sotto gli occhi del mondo. Continua a leggere

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Una volta vidi Kobe Bryant da vicino, ma non giocava.

A un mondiale di calcio si incontra un mucchio di gente, può capitare di far colazione con vista Blatter o Shakira, di incrociare di mattina presto in un supermercato deserto Javier Zanetti, di prendere il caffè con Kluivert, di trovarsi Platini in ascensore, di salire le scale di uno stadio con Bill Clinton o Mick Jagger, di parlare di Cesaria Evora col presidente della federazione calcistica di Capo Verde, o con quello del Ghana di Ranzie Mensah, e di vedere Kobe Bryant recitare. Al mondiale sudafricano c’era tutti, perché tutti volevano conoscere da vicino Nelson Mandela (che non è la stessa cosa di Casaleggio – lo dico a Mattarella). Continua a leggere

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Intervista impossibile a Osvaldo Soriano, Johannesburg 2010

Osvaldo Soriano mi aspetta al ristorante “Pigalle” di Sandton. Calciatore, giornalista, scrittore argentino. Esordì con “Triste, solitario y final”. Dopo il golpe militare scelse l’esilio in Europa. In gioventù era stato il centravanti mancino  del Confluencia. Lo raggiungo in leggero ritardo.

«Cosa è successo: ti sei perso?»

«La città è bloccata, e tu hai scelto il posto più affollato».

«L’ho fatto per te, guardati intorno, ancora ci sono cameraman che girano, questo posto rischiava di diventare come il tunnel dell’Alma a Parigi per Diana, qui poteva morire Platini, la notte prima della finale mondiale, per un calciatore, come morire a natale per un comico». Continua a leggere

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