Archivi tag: Osvaldo Soriano

Cose belle

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Mi Buenos Aires querido

Tutta colpa di Edmondo De Amicis e del suo racconto “Dagli Appennini alle Ande”, dove c’era un ragazzo che aveva la mia età e il mio stesso nome e si imbarcava da Genova per Buenos Aires alla ricerca di sua madre. Sono cresciuto con De Amicis che, con i vaccini e la comunione, era tra le cose inevitabili – per fortuna –, anche se oggi fa pensare a Carlo Calenda e al suo aver recitato nello sceneggiato del nonno – Luigi Comencini – tratto dal libro “Cuore”. Continua a leggere

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INTERVISTA IMPOSSIBILE A OSVALDO SORIANO, Mosca 2018

Osvaldo Soriano mi aspetta al ristorante “Strelka Bar”, sulla Moscova. Calciatore, giornalista, scrittore argentino. Esordì con “Triste, solitario y final”. Dopo il golpe militare scelse l’esilio in Europa. In gioventù era stato il centravanti mancino  del Confluencia che stese un cane poliziotto con un tiro. Ogni palla che aveva o era gol o stendeva un cane. Lo raggiungo in leggero ritardo. Continua a leggere

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Valdano: sueños de fútbol y sentido practico

È stato calciatore, allenatore e dirigente: Jorge Valdano, ha vinto ed è uscito dal calcio anche se ne continua a scrivere e parlare, ma di lato. Il filosofo Fernando Savater dice che: «l’autorità si ottiene per percussione o per persuasione. Violenza o argomenti seduttivi», ecco, Valdano di argomenti seduttivi ne ha un milione. Per restituire la sua figura bisogna immaginare Luis Molowny, un grande allenatore del Real Madrid, e prendere in prestito dal basket Juan Antonio Corbalán, unirli e poi immaginarli mentre citano José «Pepe» Mujica e Sun Tzu con uno come Florentino Pérez, Continua a leggere

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Soriano: una specie di Balzac argentino

Diceva di essere nato con un gatto in attesa sulla porta, il padre che fumava in cortile, e Borges e Bioy Casares a pochi isolati da lui impegnati a creare storie allucinate di don Isidro Parodi. Era il suo modo di riassumente Mar del Plata nel ‘43. Poi aveva vissuto giocando a calcio, fumando, fuggendo e tirando pietre nelle finestre dei potenti, come un bambino, senza mai perdere il sorriso. Fece il giornalista, fu costretto all’esilio dal potere di Videla, scrisse libri che lessero tutti – dai ragazzini di Buenos Aires a Fidel Castro, Gabriel Garcia Marquez e Salman Rushdie passando per Maradona –, Continua a leggere

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