Archivi tag: Ottavio Bianchi

L’ultimo anno da sconosciuto di Marcello Lippi

Dovendo fare un bilancio per i suoi settant’anni potremmo affacciare il sospetto che tutto il Lippi possibile è nella stagione napoletana, che tutte quelle che vennero dopo non erano altro che una conseguenza di quella prova che nel 1994 superò, quello che sarebbe diventato era già in nuce sulla panchina di un Napoli sgangherato e per questo pirata. L’ultima volta da sconosciuto prima di vincere, l’ultima volta senza stipendio e in una situazione ostile, l’ultima volta che Marcello Lippi fu un allenatore normale, già maestro ma non ancora venerato, coperto dall’ombra della normalità. Continua a leggere

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Bagni: ombra maradoniana

L’anima di riserva, quella che mancava. Un collettore tra viscere napoletane e campo. L’esuberanza del vicolo pur venendo da lontano. L’uomo in più, in aggiunta a Maradona, il carattere della squadra, che da rissoso diventa saggio, e memore d’un passato da ala destra è capace anche di numeri che in quegli anni uno nel suo ruolo non faceva: alternava le rovesciate a vigorosi tackle, i dribbling a recuperi da marine. Salvatore Bagni era il calciatore sempre pronto a fare il suo dovere. Un Passarella senza epica da caudillo, con le piadine della riviera romagnola a stemperarne la furia, e l’Inter lasciata senza rimpianti. Quattro gli allenatori che fino all’anno dello scudetto lo avevano segnato: Ilario Castagner che al Perugia lo fa diventare calciatore dall’Interregionale, Continua a leggere

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Allenare stanca

Cover-Calcio-Totale-250x374 (1)«Hai paura torero?» Chiede Arrigo Sacchi, in un ascensore a Barcellona, prima di un incontro con l’Espanyol, quando allenava l’Atletico Madrid. Tutto il suo calcio e la sua vita stanno in quella domanda, perché Sacchi ha sempre vissuto il campo come se fosse una arena, e le squadre avversarie come tori, fino a farsi logorare, consumare e vincere, arrivando a smettere, di troppa tensione. In “Calcio totale” (Mondadori) scritto con Guido Conti, racconta tutte quelle arene e quei tori senza mediazioni, incontri e campionati con retroscena, partendo proprio dalla sua paura, dall’estraneità al calcio, che, poi, ha cambiato, diventando uno degli allenatori e teorici più importanti nella storia. C’è tutta la sua vicenda umana dalle fabbriche di scarpe di cui era socio il papà –  al quale, in ospedale, confiderà il segreto che dalla stagione successiva avrebbe lasciato il Parma per  Milan di Berlusconi –, Continua a leggere

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