Archivi tag: Palermo

Orlando, ovvero un sogno fatto in Sicilia

Ormai è un rullo preceduto dalle grida da arrotino che dicono EIGM (ecco il gran miracolo), che spazza figliocci (Ferrandelli) e nuovi avversarsi figli di sigle e sfide, scazzi e sigarette fumate allo Zen (da Addio Pizzo a scendere e girare tra sedi di partito, carceri e ville, piazze e incroci, spiagge e scogli), portando la burrasca da ex discolo della Dc poi divenuto rauco a furia di comizi per la Rete, finito nel pozzo dipietresco o quasi, salvandosi dal puzzo con uno di quei salti con singhiozzo che solo lui sa fare. Continua a leggere

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Il curioso caso del signor Z.

– Come è finito così?
– È una storia lunga.
– Ammetterà che è una risposta già sentita.
– Può essere.
– Se le va di raccontarla, visto che son qua, l’ascolterei.
– Ero un uomo ricco, avevo supermercati, palazzi, imprese, e anche delle squadre di calcio. Continua a leggere

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Insigne, Mertens: pali, gol e mugugni

Il fuoriclasse è ingovernabile o almeno prova sempre a esserlo, che ci sia da scartare o da dissentire. E, il bambino infinito, Lorenzo Insigne, dissente rumorosamente quando il padre Maurizio Sarri lo toglie dal campo e dal gioco al ventesimo del secondo tempo. E sbaglia. È sempre difficile lasciare le partite dove ci si diverte, e questo Napoli si diverte moltissimo. Tutti sono vertici di un triangolo secondo il teorema di Pep Guardiola e ipotenuse sulle quali costruire gol e quadrati, secondo il postulato di Arrigo Sacchi, così al ragazzo napoletano non va giù l’uscita per il suo antagonista rabbioso Dries Mertens – all’inizio sembrava dovesse essere titolare – che subito colpisce un palo per mettersi in pari con quello di Insigne, e dopo segna come se fosse lui, dando ragione al giocatore di scacchi Maurizio Sarri. Continua a leggere

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Mauro De Mauro, giornalista dispari

de_mauro2Non era uno regolare, e lo capivi subito. Naso schiacciato, da pugile, faccia quadrata. Alto, scuro, una sigaretta sempre fra le labbra. Il nome, che sembra un doppio passo, Mauro De Mauro, non lo dimentichi, perché suona. Bizzarro, generoso, un uomo esuberante. Un giornalista dispari. Con una storia piena di capovolgimenti di fronte. Le sue amicizie trasversali. Il suo muoversi in bilico. Il passato da dimenticare. Una sola costante: il coraggio. Continua a leggere

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da grande voglio fare il bambino

IntantoancheFulvio Abbate sa controllare come pochi la Storia ed è capace di renderla familiare. Riesce nel gioco di proiettare nel proprio quotidiano, personaggi come Adolf Hitler «venne ad abitare da noi durante l’autunno del 1961», Ettore Majorana «le sopracciglia folte, una leggenda del mistero», Albert Camus «uno che ride mica tanto facilmente», con tutto il carico di altre storie che si tirano dietro, e di rovesciare le parti, trasformandoli in comparse rispetto al tempo che attraversa la sua famiglia. Così nel suo ultimo romanzo “Intanto anche dicembre è passato” (Baldini&Castoldi, pagg. 170, euro 15,90): Hitler diventa uno zio improvviso che tinteggia casa Abbate a Palermo e poi scopre un amore siciliano finendo nel nulla mafioso con la colpa di non saper bene rispondere a delle domande su uno sceneggiato tv. Continua a leggere

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