Archivi tag: Paolo Villaggio

A Pietro è andata bene

Da giorni, Nanni Moretti, posta sull’Instagram foto di sport: tuffi, calcetto, pallanuoto, poi ha messo un campo da tennis e ha annunciato di essere stato felicemente battuto da Pietro – suo figlio – per 6-3, 6-3, 6-0, e tutti abbiam rivisto la sequenza di Aprile (1998) quando Moretti gli fa il bagno e lo invita a rinforzarsi le spalle per non venir su come i tennisti italiani degli anni Novanta: futili e poco vincenti. Era l’ultimo Moretti intimo e politico sullo schermo, dopo sarebbe venuto un cinema differente. Ora quel cinema da Caro diario prosegue sull’Instagram, e possiamo vedere o il backstage dei film o la continuazione – con altri mezzi – di quella vita. E, che sia il tennis a raccontarcelo, ci fa pensare al ruolo svolto nei rapporti familiari e di amicizia di altri attori e registi. Dal torneo de “Lo scolapasta d’oro” di Ugo Tognazzi a Torvaianica – nato come risposta, in commedia, alla Coppa Davis – col figlio Ricky e Paolo Villaggio e Gassman e Luciano Salce, Raimondo Vianello, Carlo Giuffré, Lando Buzzanca, Renato Rascel, Gigi Rizzi, Fred Bongusto, Vittorio Cecchi Gori, Franco Interlenghi, Giuliano Gemma: in una comunione di set. Impossibile non pensare ad Adriano Panatta e Villaggio, al loro legame, e al fantozziano «Batti lei?». E anche se Panatta ha dato al cinema un cameo in un brutto film, sublimando il rumore del colpo piatto, il pof della pallina, il grande tennista del cinema era Gillo Pontecorvo, e sarebbe stato bello vederlo affrontare, oggi, Matteo Garrone, che fu allievo dell’accademia di Nick Bollettieri a Bradenton. E anche se Vittorio Gassman veniva dal basket, pare che fosse ostinatamente difficile da piegare, soprattutto per i suoi figli: sia Emanuele (Salce), quello acquisito, che Alessandro, quello naturale, non riuscivano a batterlo e lui un po’ se ne doleva un po’ gongolava, misurandoli sul campo, scrivendolo in libri e diari, e riservando ad Alessandro – come se fosse il suo Nadal – un pensiero ironico e terribile appoggiato sulla seconda palla di servizio: Questo figlio mio, da grande, sarà violinista o pappone? Quasi che il tennis, negli anni, conservando aristocrazia e intimità, servisse a regolare la sostanza della vita, a farla intravedere. Insomma, a Pietro è andata bene.
[scritto per Lo Slalom]
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Sharapova: Tennis, ti sto dicendo goodbye

La prima racchetta gliela diede Evgenij Kafel’nikov quando era una bimba di quattro anni – e adesso che smette, non possiamo dire che non l’abbia usata al meglio –, a sei, invece, Martina Navrátilová le disse di andare da Nick Bollettieri: «Se vuoi crescere vieni in America», e lei si trasferì negli Usa, il resto sono vittorie e successi, con John McEnroe che per andare controcorrente dice: «È la migliore di sempre», non è così ma non ha importanza. Continua a leggere

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Paolo Repetti: il vecchio problema dei Megadirettori

Cerca una follia pratica, quasi quotidiana, che possa divenire rapido scambio surreale, strappando risate, Paolo Repetti con “Esercizi di sepoltura di una madre” (Mondadori), confrontandosi tutti i giorni con i suoi tre nipoti: Isaac, Davide e Saretta, figli della cugina Ester, ingravidata (con triplete) e poi abbandonata; intorno ci sono il gatto Ettore (assistito come un piccolo imperatore) e la nonna dei tre e zia del Paolo narrante: l’ultranovantenne Sara, una sorta di Benjamin Netanyahu al femminile. Questo è il catalogo: ebraismo, cattolicesimo, Roma, sesso, educazione, scuola, metafisica, letture, pallone. Continua a leggere

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La incredibile e triste storia della candida Figc e del suo presidente snaturato

Il presidente Carlo Tavecchio si è dimesso, completando il suo percorso da personaggio fantozziano. Ha avuto bisogno di una settimana per passare da direttore della Megaditta (la Figc) a capro espiatorio, tornando il ragionier Tavecchio, quello che scambiò la Coppa del Mondo per la Coppa Cobram. Continua a leggere

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Paolo Villaggio: scrittore con una cultura mostruosa

Prima della maschera e delle situazioni c’era la sua lingua, che andava oltre Fantozzi, Fracchia o il professor Otto von Kranz, e che in circolo tornava da lui, dallo scrittore Paolo Villaggio. Fosse stato più disciplinato, meno narciso, avrebbe scritto senza dispersione, consolidando il ruolo che era stato sancito con slancio da Evgenij  Evtušenko davanti ad Alberto Moravia e alle sue folte sopracciglia ad ali di corvo. Villaggio amava scrivere più di Vittorio Gassman, scriveva ovunque come ricorda sua moglie Maura Albites, gli piacevano i giochi di carambola e rimando con Umberto Eco, Continua a leggere

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