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Vladimir Nabokov, cacciatore di russo

Diceva che la parte migliore della biografia di uno scrittore non è «la registrazione delle sue avventure ma la storia del suo stile». Ecco Vladimir Nabokov, forse, sistema complesso, scrittore del riverbero, capace di far fischiare le pagine in ogni lingua utilizzata, il resto è avventura, che serve più o meno alle storie, perché il gioco sta proprio nel salto di sillabe, righe e pagine, e mentre tutti pensano di trovarlo in “Lolita”, o lo inchiodano a “Parla, ricordo”, è molto più probabile che stia ne “La vera vita di Sebastian Knight”, che Giorgio Manganelli riassunse così: «un autore scrive un libro su di un autore che vorrebbe scrivere un libro su di un autore il quale, incidentalmente, ha avuto in animo di scrivere una biografia fittizia; di questo autore praticamente non si hanno notizie che non siano ingannevoli o tautologiche, ed anzi l’unica vera “notizia” è che Sebastian, scrittore, ha scritto dei libri». Ecco il riflesso, ed ecco Nabokov, forse. Continua a leggere

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Moderato cantabile

Ha paura di tutto Simona Vinci, e lo racconta in “Parla, mia paura” (Einaudi). È depressa, ha attacchi di panico e si rifà le tette. Dove un tempo c’era “Il male oscuro” di Giuseppe Berto – un grande romanzo – ora ci sono gli appunti della Vinci, capitoletti di citazioni e pagine di diario: “le parole non mi hanno mai tradita” e infatti denunciano la decadenza della narrativa italiana. Massima comprensione per la sua sofferenza, che però non diventa mai la nostra, per colpa di un Io da sala d’attesa. Rimane il lamento, scritto con molta enfasi, di una donna che aveva bisogno di raccontarlo, ma che non ci fa fare salti, chiede comprensione mentre sfoggia Jung e Bergman e Fassbinder e troppi altri, tra stanze che sono pentole che fumano “sbuffi di calore incandescente, sentimenti ed emozioni sgradevoli” Continua a leggere

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