Archivi tag: Perù

Non c’è che una stagione: l’estate

Quando dice: «io provo a fare commedie», abbassa la voce, ed è lì che viene fuori l’Enrico Vanzina che non insegue suo padre Steno ma prova a continuare la sua lezione, con amore, senza gara, anche dopo aver sceneggiato più di cento film. È bravissimo nel raccontare le storie della sua vita, nell’evocare i ricordi, cambiando voci e lingue, recitando gli incontri, mimando le facce e la gestualità delle persone conosciute, alternando leggerezza e malinconia, dettagli e campi larghi, è il cinema che si fa a parole, quello che precede la scrittura e poi il girato: che spetta all’altro pezzo della coppia, il fratello Carlo. Insieme possono dire di aver vissuto e di averlo saputo raccontare. A loro si deve il film che dopo “Il sorpasso” di Dino Risi è riuscito a catturare il sentimento dell’estate: “Sapore di mare”. «Noi volevamo proprio evocare “Il Sorpasso”, che rimane il film più bello del cinema italiano: un viaggio, una auto, due amici, ferragosto e il senso della vita. Abbiam cercato anche Catherine Spaak ma non poteva. E, poi, proprio quelli che i produttori non volevano, sono stati gli attori che più hanno beneficiato di quel film». Continua a leggere

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Da Campeonato Sudamericano de Football a Copa America

In un secolo sono cambiate cadenza e modalità, regole e squadre, ma è rimasto intatto lo spirito da torneo piratesco, dove il Paraguay può affrontare alla pari il Brasile e batterlo. Perché in Copa America succede di tutto. E, volendo racchiudere i suoi cento anni in un tweet, parafrasando Gary Lineker – l’attaccante inglese da citare sempre per i mondiali – possiamo dire: è il più vecchio torneo del mondo, dove può succede di tutto e alla fine vince l’Uruguay. Prima di Jules Rimet, un giornalista uruguayano Héctor Rivadavia Gómez, un po’ per sogno un po’ per gioco diede inizio a un torneo tra nazioni sudamericane che non era ancora la Copa ma lo sarebbe diventata (la prima edizione quella del 1916 si giocò senza trofeo, in Argentina e vinse l’Uruguay), fino agli anni 70 si chiamerà: Campeonato Sudamericano de Football. Continua a leggere

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Susana abbraccia tutti

009Come un personaggio di Mario Vargas Llosa ama la verità, l’ha detta e ha vinto. Susana Villarán (61 anni), la nuova alcaldesa di Lima, una speranza che si è fatta largo in una situazione di ostilità e indifferenza. I poveri le dicono Santìta (la sua chiarezza appare un miracolo), i ricchi: Terrorista (per la militanza nel partito comunista rivoluzionario). Ma è il primo sindaco donna della città eletto con un voto trasversale, che dopo venti anni ha riportato la sinistra al governo della capitale. Continua a leggere

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Say Her Name

«Mi chiamo Lori Berenson e non ho ucciso nessuno. Sono una donna americana, mi son fatta 15 anni di carcere in Perù perché avevo aderito al gruppo rivoluzionario Mrta, i Túpac Amaru. Hanno trovato a casa mia ottomila proiettili, tremila candelotti di dinamite, e una dozzina di membri del gruppo. Hanno detto che io avevo schedato i congressisti per sequestrarli, ma io non c’ero in quella casa, e non conoscevo le loro intenzioni. Mi hanno arrestata su un bus nel centro di Lima. Un tribunale militare, con un giudice incappucciato, mi ha condannata prima all’ergastolo, poi a 20 anni, infine 15. Continua a leggere

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Pirati di libri

L’uomo ha un occhio di vetro, il cappello dei New York Yankees, la maglietta del Brasile e mi sta chiedendo se gli ho dato dei soldi falsi, io rido, perché lui è un pirata, uno della folta ciurma che falsifica tutto a Lima, soprattutto libri. Ho appena comprato “El sueño del Celta”, di Mario Vargas Llosa. Quando mezz’ora dopo in una libreria comprerò anche l’originale – sigillato come i nostri cd e col bollino di garanzia – scoprirò che la copia pirata ha una data di stampa precedente. E la storia sembra uscita dalle pagine di Paco Ignacio Taibo II. A Lima puoi anche laurearti con un titolo di Harvard. Basta andare ad Azángaro e chiedere alla persona giusta, e lì te lo dicono con tranquillità: «Tutto, proprio tutto, può essere falsificato». Il Perù è un paese pieno di difetti ma non si può rimproverargli la mancanza di schiettezza, dal razzismo ai falsi, si fa tutto alla luce del giorno, senza vergogna. Quando avevo letto ne “La canaglia sentimentale” di Jaime Bayly dei pirati di libri che gli vendevano i suoi romanzi falsi ai semafori delle strade principali, e lo incitavano a scriverne degli altri, avevo pensato a un’altra invenzione di questo scrittore che vive per raccontarlo, è una telenovela in carne e ossa dove la verità è un falso e i falsi sono la verità. Continua a leggere

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