Archivi tag: Pino Daniele

La nebbia a gl’irti colli Aminei

270022186_1553065011739758_9070956359209380973_nLa nebbia copre il mare come in una poesia – “Mattinata” – di Gabriele D’Annunzio, ma questa volta il mare è quello di Napoli. Sotto la nebbia non ci sono gli istituti di credito come cantavano Cochi e Renato ma Castel dell’Ovo, tanto che il golfo sembra quello di Venezia: un preludio al mistero o alla confusione, come avrebbe detto Robert Louis Stevenson: uno che di nebbia se ne intendeva. Sembra convogliare i sensi, allungando il torpore del capodanno appena passato, prendendo possesso di una città che ormai è più cinematografica che reale, un set continuo, per una volta sospeso, col Vesuvio che un po’ scompare un po’ riappare, come il “Rex” di Federico Fellini, il regista tanto evocato per via di Paolo Sorrentino, che ora domina l’immaginazione napoletana, portando la nebbia di “Amarcord” e de “La voce della luna”, un allaccio padano, da piana a golfo, un prolungamento della pazzia e del mistero, della sepoltura dell’immaginazione con l’aggiunta delle insidie, dovute alla cattiva visibilità. Continua a leggere

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“È stata la mano di Dio”: ‘na cosa a dicere

locandinapg1«Tutto è autobiografia, niente è una confessione», scrive Amos Oz in “Una storia di amore e di tenebraraccontando la sua famiglia, forse avrebbe dovuto utilizzarlo come epigrafe anche Paolo Sorrentino ne “È stata la mano di Dio”, evitando le domande travagliesche sulla verità – sopravvalutatissima – che ora abitano anche i critici cinematografici. Sorrentino sceglie Maradona come epigrafe e il suo: Ho fatto il possibile, come a dire questa è l’acqua. E trattandosi di acqua napoletana degli anni Ottanta, c’è tantissimo. Si comincia con un San Gennaro pop-gagà-desichiano e si finisce con un monaciello che saluta un treno come se salutasse il Rex. Magia, affetti, evocazioni, per quello che non si è visto e si inventa, o per quello che si è vissuto e lo si reinventa. Tutto il cinema precedente di Sorrentino aveva un ritmo ovattato, grandi estetismi, ricerca della scena, e ora sappiamo che doveva fare da preludio a questa eruzione di semplicità. Continua a leggere

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Un calciatore meridiano, tracollante, eternamente sul punto di cadere

Fai finta di andare, non vai, poi vai: è il dribbling spiegato da Jorge Valdano e applicato da Antonio Cassano. Il picaro del nostro pallone. Sempre pronto a scrivere e riscriversi la biografia calcistica, fino al punto d’invocare un “purtateme ‘a casa mia”, alla Pino Daniele, nel bel mezzo di un ritiro, quello dell’Hellas Verona a Mezzano di Primiero. Continua a leggere

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Maradona: il mito che non muore

Si potrebbe dire che non aveva niente e che arrivò ad avere ogni cosa: dando tutto a Napoli. Dove gli altri avevano preso, lui restituiva. Per questo il mito di Diego Armando Maradona non muore, anzi, rifiorisce ogni volta che ci rimette piede. In una città che fa il presepe e veste i santi, che crede ai miracoli e parla con i morti, dove il sangue si raggruma e si scioglie, dove le voci sono tante e gli appiccichi pure: Maradona è un punto fermo. Accettato dalla città come modello, inglobato, masticato e venerato. La sua immagine, appesantita e affannata, sta in una linea malinconica, tra Massimo Troisi e Pino Daniele, a fermare ad aeternum gli anni Ottanta. È tutto quello che resta a Napoli, non essendo ancora riuscita a scavalcare quella linea di nazione che aveva ancora gli ultimi scampoli di Eduardo, che vedeva Luciano De Crescenzo ironicamente spiegarla all’Italia, e Domenico Rea raccontarne il dolore e la vivacità. Continua a leggere

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