Archivi tag: poesia

L’ultima zuppa

L’indirizzo era 405 East sulla Tredicesima Strada, angolo con la Prima, Lower East Side di Manhattan, dove sembrava fosse piovuta ruggine, sulle case basse e le scale antincendio. Uno stabilimento industriale trasformato in loft di lusso, lui c’era arrivato con l’assegno di un milione di dollari ricevuto dall’Università di Stanford in cambio del suo archivio. Finalmente poteva avere una grande cucina da ristorante per sperimentare, mescolare e soprattutto divertirsi con gli amici. Ora le sue liste della spesa, che precedevano i suoi pranzi, con la firma in calce, stanno sotto teca, e chi c’era alla sua ultima cena lo racconta nel film che ricostruisce la sua storia: “L’ultima zuppa di pesce”, un film del regista filippino Anthony Cholo Madsen che mette insieme le ore finali del poeta Allen Ginsberg, presentato al Tribeca Film Festival e molto applaudito (purtroppo in Italia ancora non c’è un distributore). Continua a leggere

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

i fiori nelle lamiere

0125Aveva un cane con i capelli, dava del tu alle mosche, ancora cercava l’ombrello del fratello, ha passato gli anni a limitare i danni e a giocare cavalli perdenti il signor J. medico e cantante, Sudafrica prima, America dopo, mica solo Milano, ma a chi lo racconti? Intimamente dissonante, perché ci vuole orecchio, aspetta il tram sapendo che saltimbanchi si muore, e la vita puttana, rien ne va plus. Zero a zero anche ieri sto Milan qui, sto Rivera che ormai non mi gioca più. Tristezza. Intanto Vincenzina sta immobile davanti alla fabbrica e si chiede cosa c’è dentro. Mentre lui cade dal motorino e rischia de s’cioppaa: hai presente la vita? o un canotto? E che manda lettere da lontano, capendo chi non conosce e non lo ascolta. E il tiro di Baggio era dentro, dentro il suo mondo. Vai, vai in fondo alla piazza, per accertarti bene che quello che canta sia proprio: Onliù, l’uomo che tagliava i fiori nelle lamiere.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Unfinished sympathy

Il silenzio vuole stile. La noia pretende stanze. Persino un giorno, fatto il pieno di sole, vorrebbe durare per sempre. E un racconto nero avere un lieto fine come altri, più di altri. Ma se i poeti partecipassero alle olimpiadi avrebbero fama immeritata, e il degrado sarebbe totale. Loro sanno bene che la carta è ipocrita e i segni frivoli. La scrittura mutevole magia. C’è chi usa specchi per guardare le folle e chi si mescola, chi parla di isole illese e di corpi perfetti o dei distributori di benzina a Gerico. Ci sono libri di spettri e arnesi inutili, poesie per lucertole e quadri per cani, difficile dire cosa sia più misterioso. Anche queste righe, nate per gli occhi di una ragazza, volevano spiegarle dei versi e l’hanno confusa. È una gran fortuna non sapere in che mondo si vive.

Contrassegnato da tag , ,
Annunci