Archivi tag: portiere

Portogallo-Iran: Alireza Beiranvand, portiere errante

Che fai tu, Cristiano, in area? dimmi, che fai,
Silenziosa Ronaldo?
segni ovunque, e vai,
Contemplando i portieri; indi calci.
Ancor non sei tu pago
Di dribblare i sempiterni difensori?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vago
Di correre per queste fasce?
Non Somiglia alla tua vita
La mia vita di pastore.
Tu sorgi in ogni Champions League
Io movevo la greggia oltre pel campo, e sognavo
partite, tornei e squadre;
Poi stanco mi riposavo in su la sera: Continua a leggere

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Garella: l’orso tra i pali

La sua lotta è stata col peso più che con i tiri degli attaccanti avversari. Una vita da pugile – di cui c’aveva il naso – lottando con la bilancia per i chili di troppo che poi l’hanno avvolto appena è uscito dal campo, e che lui ha saputo esibire e portare con l’allegria di chi sa vivere con leggerezza. Eppure volava come una farfalla anche se non pungeva come un’ape. Respingeva da canguro, e si muoveva da Orso, Yoghi. Claudio Garella era un portiere composito,  un cocktail, con uno stile sporco, e un grande cuore che teneva insieme specie diverse. Tutto in lui diceva anni Ottanta, dalla capigliatura alle giacche, un trapezista sulla linea di porta, quando sembrava battuto rimediava (divenendo Garellik, un Diabolik di porta), Continua a leggere

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Il destino nelle mani

GbQuando Bettega gli rispose che «alla Juventus le occasioni con mancano», era appena finita la finale di Champions League del 2003, Gigi Buffon stava nei corridoi dell’Old Trafford a fumare e chiedersi ad alta voce: Quando cazzo mi ricapita una finale di Champions? Quelle parole del dirigente juventino non bastarono, cadde in depressione, lui che girava con la maglietta di Superman, ed era sempre stato spavaldo in campo fin dal suo esordio in A col Parma a diciassette anni. Continua a leggere

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dinozoff

Dino Zoff è la dimostrazione che no, in porta non ci vanno solo i grassi ma anche i giusti. È  la dimostrazione che il portiere non si siede mai, nemmeno quando tira Magat. Perché ci sono calciatori jukebox che durano una stagione, e uomini come Zoff che possono coprire i secoli. Perché ora che quando le palle rimbalzano i portieri le mandano affanculo, lui no, restava fermo, e infatti adesso dice: «se mi esultassero davanti sti ragazzini li strozzerei». È Zoff non è la playstation, ci vuole Martellini non Caressa, è un altro mondo, e il rimpianto vale solo nel calcio, che è religione, e io le capisco le guerre, sì, di curva. Perché Zoff quando allargava le mani stringeva gli occhi e ci diceva a tutti: «ci sono, anche stavolta». Il calcio era regole severe se andavi in porta e non perché eri grosso era perché potevi urlare agli altri, o stare zitto come faceva Zoff, che bastava guardarsi e guardarli, e nessuna porta è uguale a un’altra anche se hanno la stessa misura, perché cambia la vista, e ci vuole classe per starci, non basta una divisa colorata, devi metterci la faccia, e la forza, come quella di dimettersi per un giudizio avventato, imbarazzante e nemmeno autorevole, di chi ha fatto delle superficialità un modello. No, a Zoff se proprio devi criticarlo non basta una battuta, e prima di cominciare a parlare ci vuole una lunga introduzione da libro Adelphi. Continua a leggere

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