Archivi tag: Primo Levi

Roth e Levi: il vizio del lavoro

f32Quando Philip Roth va a Torino, nel settembre 1986, per intervistarlo, mancano sette mesi al suicidio di Primo Levi. I due scrittori hanno cominciato a parlare nella primavera precedente, a Londra, e Roth sembra incuriosito principalmente da due cose: della fabbrica di vernici dove Levi ha lavorato e della sua capacità di restare nello stesso contesto – famiglia (la moglie Lucia, la madre e la suocera e i figli a poca distanza), città, quartiere (che gli ricorda la West End Avenue di Manhattan, per il flusso di automobili, bus e tram) e ovviamente fabbrica – per tutta la vita, dopo lo squarcio Auschwitz. Roth è probabilmente il primo scrittore ad aver capito che Primo Levi non è solo il Testimone di uno dei più grandi orrori dell’umanità, la Shoah, ma è uno scrittore fuori dal comune, capace di uscire dal tempo restando sempre nello stesso posto. Continua a leggere

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Muoiono tutti ’sti stronzi

Sono poche le voci capaci di ricercare la sostanza del vivere e riassumerla in una frase sola. Tanto che quando io e Amleto De Silva ci siamo ritrovati – giovanotti, detto alla Totò  – al cospetto del professor Roberto Vacca – pulpito e pietra di un’Italia che non c’è più – non credevamo alle nostre orecchie, perché era un continuo eruttare di sapere e ironia, alto e basso, e vedere passarci accanto Stefano Benni scostante e infreddolito con occhi solo per il mare, o Adriano Sofri che faceva foto ai cani, rendeva la voce gassmaniana (e anche grassmanniana per i più colti in matematica) di Vacca ancora più alta, Continua a leggere

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Philip Roth: Philosophy, or Something Like That

Famiglia, Newark ed ebrei, non un repertorio vasto, eppure è bastato per sconvolgere il conformismo culturale e l’immobilismo politico dell’America. Ora che il corpo di Philip Roth si libera delle incombenze, e quello di carta di Nathan Zuckerman, il suo più famoso alter ego, smette di avere un seguito, rimane lo spazio libero che si è scavato: nella testa dei lettori, negli Usa e nel mondo. Ha avuto bisogno di un padre di una madre e di una patria per tradirli e farsi fraintendere, mentre li liberava, liberando anche noi. E dopo averlo fatto: ha smesso di scrivere. Anche se non è sparito come l’amato Salinger, no, ha continuato a parlare, giudicare, raccontarsi, ma senza più farsi stringere dalle pagine. In ogni sua intervista c’era sempre qualcosa non di enorme, ma di circoscritto, che, però, spostava il tiro e aiutava a guardare meglio le cose. È questo che ha fatto Roth: ci ha aiutato a guardare meglio le cose. Continua a leggere

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Levi-Mendeleev: la tavola e il sistema periodico

Uno si alza apre il pc e si ritrova Google che rende omaggio al vecchio Dmitrij Ivanovič Mendeleev (l’inventore della tavola periodica degli elementi, lo dico per chi non si alza e accendendo il pc si ritrova la pagina di Google), che aveva saputo guardare più in là del suo tempo –  a differenza di altri fornì un sistema di classificazione che prevedeva le caratteristiche di elementi non ancora scoperti –, e allora io che uso poco Google e molto di più il pensiero associativo, quando sento di Mendeleev (sì, mi è capitato anche di dover studiare chimica e farci un mezzo esame all’interno di una disciplina diversa) mi ricordo di Primo Levi, e di una mia convinzione su di lui. Magari altri hanno usato il pensiero associativo o meglio di me Google e hanno già annodato Mendeleev e Levi, altri diranno che è facile essendo Levi un chimico, Continua a leggere

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