Archivi tag: Quodlibet

Immobilità, forse

«Perché» come ha detto durante la nostra passeggiata «l’immobilità uno non la vede mai. Ci pensa solo dopo di averla vista, quando sta per arrivargli addosso il tremore e tutto ricomincia a muoversi. Ma posso io convincere qualcuno che ho proprio visto l’immobilità con i miei occhi? No. Posso solo fare un paesaggio». Continua a leggere

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Wonderful a me?

La scuola l’aveva fatta sul biliardo, e quando ci provava, dopo, si addormentava sulle solite prime due pagine di Umberto Eco, “perché Viola non legge nel senso concretamente semiologico della parola, cioè Viola legge quando telefona Pertini”, diceva Enzo Jannacci del Beppe suo amico, uno che avrebbe dato la sua memoria per la seconda palla di servizio di McEnroe, e comunque lo trovava sempre qualcuno disposto a volergli bene, purtroppo non si trattava né di Faye Dunaway, né di Gianni Agnelli, ma era buono, buono lo stesso per sua stessa ammissione come i panettoni difettati: troppo cotti, troppo crudi o con pioggia eccessiva di canditi. Era così Beppe Viola, entrato alla Rai nel 1961, dopo aver risposto negativamente alla domanda: “Lei è comunista?”; esagerato al punto di poter fare tutto, cercando di battere il record di mancata carriera: Continua a leggere

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Mosca-Petuškì. Poema ferroviario

722586_468Nell’inverno del settanta, Venedikt Erofeev (1938-1990), il più dispari degli scrittori russi, prende il treno delle 8 e 16 da Mosca per Petuškì – proprio perché era proibito andarci – e ne viene fuori un libro: “Mosca-Petuškì. Poema ferroviario” (tradotto dallo scrittore Paolo Nori per Quodlibet, pp. 216, euro 15) che torna per la quarta volta in italiano. «Lo sa il diavolo, con che genere letterario arriverò a Petuškì». Continua a leggere

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