Archivi tag: Raffaele Cutolo

In cucina

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Maradona: il mito che non muore

Si potrebbe dire che non aveva niente e che arrivò ad avere ogni cosa: dando tutto a Napoli. Dove gli altri avevano preso, lui restituiva. Per questo il mito di Diego Armando Maradona non muore, anzi, rifiorisce ogni volta che ci rimette piede. In una città che fa il presepe e veste i santi, che crede ai miracoli e parla con i morti, dove il sangue si raggruma e si scioglie, dove le voci sono tante e gli appiccichi pure: Maradona è un punto fermo. Accettato dalla città come modello, inglobato, masticato e venerato. La sua immagine, appesantita e affannata, sta in una linea malinconica, tra Massimo Troisi e Pino Daniele, a fermare ad aeternum gli anni Ottanta. È tutto quello che resta a Napoli, non essendo ancora riuscita a scavalcare quella linea di nazione che aveva ancora gli ultimi scampoli di Eduardo, che vedeva Luciano De Crescenzo ironicamente spiegarla all’Italia, e Domenico Rea raccontarne il dolore e la vivacità. Continua a leggere

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Francis Turatello, nato ladro

Tutto-il-resto-è-noia-coverIndossava pellicce, girava in Rolls-Royce e al collo portava una svastica d’oro tempestata di diamanti, Francis Turatello re di Milano, anche se era un ragazzo di provincia. Al trono c’era arrivato grazie ai sequestri, alle bische clandestine, al cinismo, all’arroganza che lo aveva portato da «Ciccio banana» – per via del ciuffo che piegava sulla fronte – a «faccia d’angelo», boss della capitale lombarda. Erano gli anni Settanta, Milano non era ancora «livida e sprofondata», ma un’occasione da prendere al volo, e lui l’aveva capito. C’erano la nebbia, il grigio della periferia e i quartieri operai da dimenticare. Continua a leggere

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Parco giochi Scampia

Entrance to cabaret club in hotel ZhemchuzhinaAdesso che a Scampia c’è il museo della droga “Amy Winehouse” e a inaugurarlo è venuto Keith Richards, tutto è cambiato, ora anche Antonio Gnoli può frequentare il quartiere senza pericolo. Scampia è diventato un posto più visitato di Dubai. Un parco a tema, di un pericolo passato, grazie alla liberalizzazione delle droghe. Farne uso non è più una vergogna, e, anzi, chi spacciava deve obbligatoriamente raccontarlo in un libro con conseguente registrazione video, che poi confluirà nel grande film collettivo “Napoli trogata” curato da Gabriele Salvatores. Continua a leggere

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