Archivi tag: Raffaele La Capria

In cucina

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Enzo Striano: una partita lunga trent’anni

Enzo Striano è Theodore Dreiser che gioca a flipper con Napoli. A trent’anni dalla sua morte possiamo ancora vederlo, in piedi, mostrare la sua fisicità, e di conseguenza: con sponde e salti, colpi di polso e d’anca, strategie e sorrisi, raggiungere il jackpot e ridere della sua impresa. Continua a leggere

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Bagni: ombra maradoniana

L’anima di riserva, quella che mancava. Un collettore tra viscere napoletane e campo. L’esuberanza del vicolo pur venendo da lontano. L’uomo in più, in aggiunta a Maradona, il carattere della squadra, che da rissoso diventa saggio, e memore d’un passato da ala destra è capace anche di numeri che in quegli anni uno nel suo ruolo non faceva: alternava le rovesciate a vigorosi tackle, i dribbling a recuperi da marine. Salvatore Bagni era il calciatore sempre pronto a fare il suo dovere. Un Passarella senza epica da caudillo, con le piadine della riviera romagnola a stemperarne la furia, e l’Inter lasciata senza rimpianti. Quattro gli allenatori che fino all’anno dello scudetto lo avevano segnato: Ilario Castagner che al Perugia lo fa diventare calciatore dall’Interregionale, Continua a leggere

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Malacqua, il grande cerchio

mLa pioggia a Napoli da fatto collettivo diventa sempre constatazione di solitudine, quella massima: la morte. Quindi cronaca e poi romanzo. Così la pioggia e una strada, Via Aniello Falcone, creano un cortocircuito elettrico: cronaca-storia-letteratura-letteratura-storia-cronaca. Da una voragine del 1969 che costò la vita ad Alfredo Cerrato si può arrivare alla caduta di un albero nel 2013 che è costata la vita a Cristina Alongi, passando per un libro, “Malacqua”, Continua a leggere

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Il nome delle cose

mEntrando in casa di Roberto De Simone viene da pensare e cantare con Franco Battiato dell’esoterismo di René Guénon, se non ce ne fossero già abbastanza di note e parole, musica e canzoni, scritte dal maestro. Se ne sta piccolo e dritto, in piedi, aspetta che gli passi davanti per stringergli la mano e salutarlo, ha di lato un pianoforte e intorno una marea di presepi, pastori, e bambinelli sparsi su tavoli che quando non giocano con la smorfia contano le figure del gioco dell’Oca. Per sedersi, poi, è una riffa, bisogna scegliere la sedia o poltrona non minata da una fragilità tutta del tempo e forse dall’incuria per degli oggetti che sono troppi e, che, come il maestro, tendono a piegarsi, Continua a leggere

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