Archivi tag: Rio de Janeiro

Robson Conceição stanco di guerra

A Pechino e Londra era stato subito eliminato, e quella di Rio era l’occasione che stava aspettava fin da bambino. Robson Conceição avrebbe dovuto avere come esempi Ronaldo e Ronaldinho, correndo per le strade di Salvador de Bahia dietro un pallone. Invece, il suo esempio era lo zio Roberto – non proprio un santo – famoso per le risse di strada durante il Carnevale, anche prima e dopo. Affascinato dall’uomo, dai segni e dal sangue che si portava a casa, e poi dal racconto che alimentava quei segni e quel sangue, Robson si iscrisse a una palestra di boxe. Continua a leggere

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Prima di bruciare

– È vero quello che si dice?

– Dipende da quello che si dice.

– Che eri un pugile.

– Lo sono stato.

– E come sei finito qua nel cartello di Tijuana?

– Un’ingiustizia. Continua a leggere

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E vedere di nascosto l’effetto che fa

è tornato, dice guardavi lui invece di nuotare, non eri concentrato, certo che ero concentrato: ma su di lui, certo che lo guardavo, per capire, per capire come fa, e mentre lo studiavo sono arrivato quarto, non conta per me, gli ho visto ricominciare un ciclo, l’ho provocato, l’ho persino insultato, ma lui riesce ad attraversare tutto con voracità, che siano piscine o nuotatori, solo una volta in tutti questi giorni mi ha guardato Continua a leggere

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Il pensiero e la realtà

sono dilettanti, sono dilettanti delle sensazioni, mi addossano colpe, e non conoscono il mio senso di colpa, confusione e sospetto e malafede nel leggere in ogni gesto sempre il contrario, e poi la desolazione di doverli affrontare, di dover spiegare, andando oltre l’ambiguità, mentre tutto mi passa veloce intorno, vedo sfumare la medaglia, la possibilità di smettere ridendo, di contrapporre alla stanchezza uno slancio, non ci sono riuscita, non è arrivata la medaglia, e no, non so passarci sopra come se niente fosse, nemmeno dopo tutti questi anni, ma non c’è fumo senza fuoco e a me questa volta il fuoco è mancato, ho sentito la stanchezza, l’ombra della sconfitta calarmi addosso, quarta, quarta, Continua a leggere

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Un giorno credi

È il primo degli Abbagnale a saltare dal campo al mare, Giuseppe; poi verrà Carmine e infine Agostino. Tre uomini che hanno fatto la storia del canottaggio italiano. Giuseppe è un uomo dalle spalle larghe, infatti ci stanno tre Don Chisciotte tra un braccio e l’altro, e un mucchio di battaglie, che misura il mondo, di continuo. Se fosse americano avrebbe una università e un mucchio d’epica da sperperare, invece è un italiano di sottrazione, di quelli che il passato è passato. Continua a leggere

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