Archivi tag: Robert De Niro

Ora il cinema dorme con i Pesci

1) La rassicurazione perfetta per ogni madre: ha sempre trovato brave ragazze tutte le sere.
2) Se proprio dovete litigarci, che sia lontano dal bancone di un bar.
3) Adesso suona in una big band, non avendo cantato in nessun film sulla mafia.
4) Ne ha picchiati più di Tyson, meno di Ali, almeno quanto Michiko Kakutani.
5) L’unico che può rispondere a Martin Scorsese: «Le faremo sapere».

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Federer vs Đoković oltre i kolossal

Finisce con un grande silenzio, quello di Novak Đoković – oltre John Cage –, la quiete dopo aver battuto Roger Federer che dice: I’ll try to forget, cercherò di dimenticare, lui si, noi no. Abbiamo visto una lunga partita di tennis su un burrone – quasi cinque ore –, con colpi di classe e di forza, un Federer mai così feroce, e un Đoković che ha dovuto sfoggiare dei voli alla Boris Becker per affondare quello che è un sottomarino che gioca a tennis ogni volta che va sotto, che gioca in apnea, diventa imprendibile, e recupera e la rimette in gioco. Continua a leggere

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“C’era una volta a Hollywood”, Sergio Leone

Andò a letto presto come Noodles, e non inciampò – come Dominik – nella violenza che investì Sharon Tate e i suoi amici. Era l’agosto del 1969 e Sergio Leone, con lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, cercava a Los Angeles i costumi per “Giù la testa” che sarebbe arrivato nel 1971. Un po’ si lavorava, un po’ si vedeva gente e si immaginava il film facendo altro, e tra un attore e un cocktail arrivò l’invito per un dopocena a casa di Sharon Tate per la sera dell’otto agosto. Vincenzoni a Los Angeles conosceva un mucchio di gente, era amico di Billy Wilder, soprattutto, Ava Gardner, Ilya Lopert, e di Jack Beckett Continua a leggere

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The Bronx Bull

Si definiva «un brutto peccato mortale», dimostrando di avere oltre i pugni un talento come umorista. Jake LaMotta, che se ne va a novantasei anni. «La boxe la fai se hai fame», diceva, che poi è divenuto un assioma, insieme all’assicurazione elargita con faccia di conseguenza e whisky nella mano destra: «La boxe non è pulita». E in quello sporco ci metteva il sangue, la puzza del sudore e la corruzione, come il respiro della morte, che oggi è scomparso dal ring e pure dalle spalle dei pugili. Avrebbe fatto impazzire Jack London, per quanto era selvaggio e spietato. Continua a leggere

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Icardi: tra romanzo e realtà

Gioca, litiga, scrive, istiga, divide e poi sbaglia un rigore. Mauro Icardi dopo aver vissuto pericolosamente l’estate e prima una avventurosa storia d’amore che lo ha portato a strappare Wanda Nara a Maxi Lopez, aver mischiato la sua camera da letto al campo, trovato pace, firmato un contratto, guidato una Inter sbandata alla vittoria sulla Juventus, invece di giocare e continuare a zittire i suoi detrattori, si mette a scrivere una (inutile) autobiografia e si racconta come un gangster: facendo incazzare la curva Nord interista che smentisce il suo racconto. Va bene che da grandi bisogna buttarsi via, ma Icardi esagera nel credersi Arthur Rimbaud. La sregolatezza in tutti i sensi è roba da poeti, non da attaccanti. Va bene che bisogna vivere per raccontarla ma se non sei Jack London conviene farlo dopo i settanta non a vent’anni, e questo l’ha capito persino Ausilio, il ds dell’Inter, che non corre a leggere i libri quando escono. Continua a leggere

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