Archivi tag: Roberto Rossellini

Da canaro a dogman: il male al ribasso

Sul bancone c’erano quattro dita, le orecchie, parte delle labbra e del naso, la lingua, i testicoli e il pene di Giancarlo Ricci, ex pugile, che giaceva supino: braccia e gambe divaricate e incatenate, mentre Pietro De Negri detto “il canaro” gli urlava: «Mamma mia come t’hanno conciato male! E chi è stato sto figlio de mignotta?». Continua a leggere

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Drappeggiati e cuciti

Nel mondo esistono due tipi di civiltà, dichiarava solennemente Rossellini, che si distinguono in base al tipo di abiti indossati dalla gente. Da una parte c’è la civiltà dei «drappeggiati», e dall’altra quella dei «cuciti». Le persone drappeggiate tendono a essere rilassate, meditative, calorose, comunicative, più sensuali e meno alienate. Le persone cucite sono più efficienti, ma tendono a essere nervose, fredde, incapaci di esprimere le propri emozioni, sessualmente frigide e tendenzialmente paralizzate da un’implacabile malinconia. I greci e i romani, osserva, erano drappeggiati; i nordici cuciti. I cattolici di norma erano drappeggiati; i protestanti cuciti. E gli indiani? Per Rossellini, gli indiani erano la quintessenza della civiltà drappeggiata, come dimostrato da sari, dhoti e lungi. Ecco perché, teorizzava Rossellini, gli indiani cercavano di aprire la propria mente a ogni forma di conoscenza e ambivano a una sintesi poetica del mondo. Ed era proprio questo che lui intendeva mostrare nei film che avrebbe girato in India.

[Dileep Padgaonkar, Stregato dal suo fascino, Roberto Rossellini in India, trad. Anna Nadotti e Norman Gobetti, Einaudi, 2011, p. 71]
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Innamorarsi a Tagliacozzo

Per il cinema era quello della tivù, per la tivù era troppo avanti, al punto di essere sempre contemporaneo. «Appaio ai giovani insonni che avrebbero tutto il diritto di ignorarmi». Ugo Gregoretti: regista, autore tv, pedagogo, antropologo, girava l’Italia con l’inganno al collo, quel microfono che ha fatto raccontare a moltissimi italiani passioni e illusioni. Elegante, ironico, mai sopra le righe, di una gentilezza unica che comincia nei modi e finisce – avvolgendoti – nel linguaggio, un italiano perfetto. Criticava costumi e svelava il carattere degli italiani, dai più famosi a quelli più lontani. Riuscendo a non essere mai catalogabile. Continua a leggere

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Satyricon a Napoli ‘44

5307988_318113Non è possibile inchiodare il tempo, ma è possibile raccontarlo. Roberto De Simone l’ha fatto con una opera musicale, “Satyricon a Napoli ’44” (Einaudi, pagg. 366, euro 16,50) che solo apparentemente ha la forma del libro, un melodramma di memorie e suggestioni, note e canzoni, facce e strade; in realtà è un ritratto di Napoli, l’ultimo vero ritratto possibile dal basso, nell’anno scolastico ’44, con la chiesa di Santa Chiara bombardata – percepita come una prima Hiroshima in un egoistico pensiero d’amore – e San Gregorio Armeno che, nonostante la guerra, continua a produrre pastori con una perfezione ultraterrena. Il giovane De Simone esce dal “Pasquale Scura” conta gradoni, misura sentimenti, con una consapevolezza contemporanea e con i due amici – dickensiani – Carmine e Turiuccio, Continua a leggere

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