Archivi tag: Roma

Caro diario: l’estate in capitoli

downloadAndarsene in giro per Roma deserta in vespa, ecco l’estate di Nanni Moretti, potersela inventare prima che anche gli altri scoprissero il restare soli in città. Dove Vittorio Gassman / Bruno Cortona ne “Il Sorpasso” di Dino Risi voleva scappar via, correre lontano, trovare gli altri, il mare, l’avventura, lasciando la Capitale, Moretti sta, e riscopre, sta e ricorda, sta e cerca e scrive e scrivendo filma “Caro diario”. Continua a leggere

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Un Mourziano a Roma

L’unico paragone possibile è con Tomas Milian anche per musicalità di lingua, disinvoltura di parolaccia e atteggiamento spaccone, ma da quando il cinema di genere è morto, nessuno ci pensa. Kim Arcalli, il montatore e sceneggiatore fuori tempo, diceva che Milian era «un meteorite precipitato a Roma» nell’Aprile del 1959, ora a parte il Marziano di Flaiano che arriva in astronave, dallo spazio, l’altro meteorite è José Mourinho. Continua a leggere

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Settantanove anni di Estate

1. Da architetto disegnò l’Estate Romana, riprogettando il vuoto della vacanza.
2. La ridefinizione dell’effimero, finalmente libera dai grafici del rendimento tra Franco Maria Ricci e Renato Nicolini.
3. Attore per Ettore Scola, perché il cinema – e l’arte tutta – andrebbe vissuta come esperienza totale, dalla realizzazione alla proiezione.
4. Comunista per il Pci, edonista reaganiano per D’Agostino.
5. Usare l’architettura per raccontare la vita, e viceversa.

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Gigi Proietti in ventuno punti

1) Mandrake vince pure quanno perde, figuriamoci oggi.
2) Ar core je dovevi da dì: nun me rompe er ca’.
3) Il no più bello della storia repubblicana.
4) I peccati di pattume nun erano niente rispetto a quelli de la Raggi.
5) Imitavi i tre più grandi: Gassman, Bene e Eduardo, mejo de’na tris de Gabriella.
6) Perché il teatro è come un Lego: devi da smontallo e rimontallo, ridendo, e il pubblico con te.

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Ministero Özpetek

Se Bret Easton Ellis vedesse “La dea fortuna”, l’ultimo film di Ferzan Özpetek (scritto con Gianni Romoli e Silvia Ranfagni), avremmo delle pagine in aggiunta al suo libro, “Bianco”, rispetto a quello che scrive – da sceneggiatore – sul cinema “gay” e, soprattutto, sul film Oscar “Moonlight”. Un nuovo capitolo del sincretismo sessual-religioso del regista, con tutti i suoi canoni: famiglia aperta, coppia in crisi (sia omo che etero), smemorato, frasi strappalacrime, malattia e conseguenti porte antincendio che si chiudono su facce tristi lasciando discussioni a metà, e terrazze, che sono il contesto per le cronache di Narnia del cinema italiano; Continua a leggere

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