Archivi tag: Ronald Reagan

Hammarcord: Craxi e Fellini, domatori di leoni

I corpi di Federico Fellini e Bettino Craxi si stendono in quell’enorme album Panini che è la memoria italiana. Sezionati e ri-raccontati. Ogni italiano ha i suoi celo, mi manca, i suoi doppioni e la figurina più cara, o quella che, pizzaballescamente, non esce. Da una parte si canta il cinema e dall’altra la politica, perdendosi la lezione di Giulio Andreotti – raccontata da Tatti Sanguineti –: la politica è cinema di secondo livello che si serve del primo. Se mischiassimo le figurine delle due parti, potrebbe venire fuori un Craxi regista con tanto cinema di notte che esce dall’hotel Raphaël, e un Fellini politico che rientra all’alba al Grand Hotel di Rimini dopo aver discusso la finanziaria, o invertire solo le biografie e immaginare Fellini sfollato ai confini della Svizzera che poi vede Mussolini a Piazzale Loreto e Craxi a Rimini ad aspettare il Rex, per poi farsi vitellone e venire a Roma a disegnare e filmare una Italia bugiarda. Continua a leggere

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Miami blues

Nel cuore dorato della città dorata, un brillante psicopatico, Frederick J. Frenger Jr, per difendere la sua giacca di pelle spezza un dito a un Hare Krishna, procurandone la morte. Da quel dito e dallo shock causato comincia “Miami blues” di Charles Willeford, che Feltrinelli ripubblica – stessa traduzione, di Emiliano Bussolo – dopo Marcos y Marcos, che ha anche gli altri tre libri willefordiani su Miami. Per capire la grandezza di Willeford basta ricordare che quando chiedevano a Quentin Tarantino di spiegare “Pulp Fiction”, il regista rispondeva che il suo film stava dalle parti di “Miami blues” e di Willeford. Continua a leggere

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Boiling Point Alone

Eli and David (2005-06), from Lucian Freud Portraits at the National Portrait Gallery.Mi chiamo Frederick Manaus e non sono uno di voi. Anche se provate non lo sarò mai, il perché ve lo dice la mia biografia, per quei pochi che non la conoscono, per tutti gli altri, basta il mio nome. Ci sono migliaia di articoli su me e Clinton, no non il marito di Hillary ed ex presidente Usa, ma il mio cane, che qui vedete rappresentato da Lucian, dopo molte insistenze, sue, ovvio. Perché ho chiamato il mio cane Clinton? Devo spiegarvelo? Potete arrivarci da soli. Fate uno sforzo, ecco, sì per quello, visto? Era semplice. Ora torniamo a noi, sono un ex tennista e la cosa non mi annoia, non ho aperto una fondazione per bambini orfani o poveri, me ne guarderei bene, non ho mai fatto beneficenza in vita mia, e quando ho regalato qualcosa non l’ho prima confessato in conferenza stampa, non faccio commenti sui tornei che ho vinto meno ancora su quelli che la stampa chiama i miei eredi, io non ho eredi, non sono uno di voi, pensavo fosse chiaro il concetto. Continua a leggere

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