Archivi tag: Roosevelt

Fini coiffeur

610425155Gianfranco Fini, dopo aver pubblicato “Mussolini non l’ha mai fatto”, e dopo aver condotto una stagione di “Unomattina estate”, ha deciso di realizzare il suo vero sogno, un sogno grande, che lo accompagnava fin dai tempi del Fronte della gioventù, e che mai e giammai Almirante avrebbe approvato, forse donna Assunta sì, ma il Capo Giorgio, il leader dell’Msi avrebbe trovato ripugnante oltre che oltraggioso. Dopo anni, e molte esperienze alle spalle, dopo tentativi falliti, e distruzioni di un paio di partiti, l’ex presidente della camera ha trovato la forza di realizzare, il suo vero, unico sogno, «Grazie ad Elisabetta Tulliani, che sarà al mio fianco anche in questa avventura». Continua a leggere

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when i’m on my own

Dalla Puerta del Sol a Wall Street c’è lo stesso parallelo, Madrid  e New York stanno sedute sul 40esimo, e si passano l’indignacion – da stomaco a bocca – che negli Usa diventa occupation (di Wall Street). Hanno cominciato i greci, in pochi ne hanno ascoltato le proteste, anche perché erano cicale, Strauss-Kahn ancora non imputato ma giudice e padrone, li aveva zittiti, consigliando di lavorare, anche se si moriva per strada. Poi, è partita la rivoluzione islamica: Tunisia, Egitto, Libia, Siria. Dopo, sono arrivati gli spagnoli, e lì c’era da ascoltare, anche perché avevano occupato una piazza in pianta stabile. Intanto, bruciava Londra, ma era una rivolta per le cose, durata poco, più saccheggio che ideologia. Infine, è arrivata l’America, con una protesta nella stanza dei bottoni, Wall Street, e lì non puoi far finta di nulla, devi farci i conti per forza, e andare indietro con un lungo flashback, sì, c’è Michael Moore alla cinepresa, e tanti attori intorno, ma il film riguarda noi, gente normale. E mentre già partono i paragoni col il movimento hippy, segniamo la differenza: loro lottavano per mantenersi vivi, dovevano scampare una guerra, e avere un futuro. I ragazzi di oggi, lottano per avere una vita, e un presente. Una coscienza diversa dagli hippy, che sperimentavano e potevano permetterselo, a New York c’è una maggiore consapevolezza, sanno cosa colpire, il male diffuso è l’economia che ha sostituito la politica  (in Vietnam ci dovevi andare per forza, in Iraq ci vai per pagarti l’università, il muto della casa). Continua a leggere

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