Archivi tag: Safran Foer

Vita minima di Arkadiusz Milik

La gravosa avventura della crescita per Arkadiusz Milik è tutta in una piazza grigia dietro l’angolo di casa sua a Tychy: tra furti e palloni sui muri, gente semplice, pioggia nera, sigarette fumate troppo presto e desideri che diventano dolori. Città operaia della Polonia, al confine con Slovacchia e Repubblica Ceca, in un triangolo industriale che sforna le Panda della Fiat e le birre della Tyskie. Continua a leggere

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Rimbaud a New York

BressonPoundSMAlla fine mi son fatto la mia tv: “Stanza Pound”, giro nudo per casa leggendo Pound (appunto) a qualche milione di utenti americani, a volte leggo cose mie e dico che sono di Ezra Pound, a volte leggo cose di altri e dico che sono mie, loro ascoltano, e commentano, io penso di aver creato il nuovo vero romanzo americano. In presa diretta. Dopo un anno di grandi numeri sul mio sito, sono arrivate le pubblicità, una nuova casa, e le richieste di postare le mie  videopagine sulla colonna destra dei loro web giornali. Tutto ha un prezzo, e loro sono disposti a pagare per quello che non hanno compreso. Eppure era facile bastava leggere Dickens, Carver o forse Richard Ford e capire che è “il quotidiano” quello che la gente vuole capire, “la normalità” il vero mistero, certo, servono: ironia, invenzioni e giusto montaggio, meglio se come base si usa l’insolito, senza mediazioni, da marine. Continua a leggere

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Falling men

Does god’s light guide us or blind us?

González Iñárritu

In occidente la maggior parte degli uomini, e soprattutto delle donne, passano il loro tempo a salvare il proprio corpo dalla decadenza. Lottano a lungo per allontanare la caduta di sé. E poi c’è chi si lascia andare perché non se la sente di lottare in attesa di. È successo anche quel giorno, l’undici settembre del 2001, a New York, nelle torri gemelle, questo conflitto si è consumato, tra chi cercava di prolungare la caduta e chi no. Tra chi ha giocato con se stesso, ingannandosi, aspettando gli aiuti, e chi non ha resistito, e si è lanciato. Li hanno chiamati vigliacchi, si sono vergognati di loro, persino i familiari, i figli, non hanno voluto riconoscere chi si era lanciato. Hanno deciso che ci voleva più coraggio a restare, li hanno trattati come se quella fosse una situazione di normalità. Come se fossero dei suicidi, come se chi si è illuso: restando, sperando, avesse avuto ragione e loro torto, perché non hanno saputo aspettare. Per me sono uomini di movimento, con una praticità che è quella di chi non ha l’illusione di Dio. Continua a leggere

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