Archivi tag: scontri

Triste come Pelé

pele1Ha indossato la maglietta del Brasile e ha detto: «Brasiliani! Scurdammoce ‘o presente». Lotte, proteste, poveri, rincari. Se in campo c’era un Pelé imprendibile, fuori c’è sempre stato un Pelé prevedibilissimo, mai di lotta sempre di governo, griffato Fifa. Il calciatore è sicuramente un mito, si è fatto prima campione quindi Rei per i messicani e regina d’Inghilterra per Venditti, dio a termine per il “Sunday Times”, poi icona, film, neologismo, ministro, infine banalità. Continua a leggere

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Atene, la sera

Ad Atene, la sera, con Ulrike camminavamo parlando a bassa voce. La gente che incrociavamo aveva scolpiti sulla faccia e negli occhi l’uso precedente della faccia e degli occhi, potevi chiaramente capire che avevano urlato, che si erano disperati, e noi, quasi per non disturbare la quiete ritrovata, incrociandoli, ce ne stavamo zitti. Il nostro paese è cresciuto senza perturbazioni e ora invece ne ha una massiccia in petto, e no, proprio non riesce a comprenderne la natura. Io capivo quanto c’eravamo dentro, e Ulrike più di me, ma poi le ripetevo che in economia è impossibile essere nudi e cordiali come lo siamo noi la notte, sotto lo stadio di Atene. L’economia non è mai nuda ha sempre giacche e gradi e palazzi e non è mai cordiale nel senso di come lo siamo noi. Non conosce la bellezza dell’amore, ed è anche giusto così. Il mondo procede per contrasti quindi se Dio è amore, l’economia non può esserlo. E il punto più morbido di questo discorso è un bacio. La sera è una pozza scura, e noi proviamo ad illuminarla, lo so è impossibile, ma voi non conoscete Ulrike. La sua volontà non conosce muri, e la sua libertà non ha inquilini. Non dobbiamo pagare la pigione all’Europa, si ostina a dire, io bacio e sto zitto. Ho smesso di credere da tempo, sì, siamo giovani, ma per cosa? Per urlare e spaccare? Ci annunciano regole e posture, noi ci rifiutiamo, scendiamo in piazza, ma la realtà è diversa, i conti non tornano mai, soprattutto perché abbiamo sperperato. E giù manganelli. Sulla faccia, sugli occhi, sulle braccia. Ulrike balla, io corro, e per adesso l’abbiam scampata, nessuna parte del nostro corpo è stata a posto per i colpi della polizia. No, non c’è una posizione desiderata, e non so nemmeno quanto ancora staremo qui, la stringo, le dico aspettiamo, ma lei si rialza, e come se dovesse asciugarsi la faccia dice: Questo paese sembra la casa di un altro. In questo modo non ci facciamo del bene, replico. Ma è un errore. Ne consegue una discussione che sottrae tempo agli abbracci, e le idee, per carità, dovrebbero sempre venire dopo i sentimenti.

Contrassegnato da tag , , ,
Annunci