Archivi tag: Siria

Napolislam

Comincia da Maradona, Ernesto Pagano, regista prima del documentario “Napolislam” e ora scrittore del libro omonimo (edito da Centauria), per arrivare ad Allah, con la storia di Ciro Capone Muhammad che inseguiva un idolo, ed ha trovato Dio. Era entrato in libreria col carico comune alla sua generazione, documentarsi su El Diego e invece ha trovato il Corano, era entrato da peccatore ne è uscito da redento, fino, poi, a volare da Napoli alla Mecca, “tornando”   – come tanti altri – a una delle tre grandi fedi monoteiste del Mediterraneo. Ciro vuole andare in Siria per imparare l’arabo e per trovare moglie. “Perché la moglie, come si dice, è metà della religione. «Può essere araba, pakistana o indiana, non mi interessa, basta che sia musulmana»” e vorrebbe persino aprire una pizzeria a Damasco. Continua a leggere

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Guarda Omar quant’è bello

loc472Pietrangelo Buttafuoco è un grande costruttore di tentativi. Ha una scrittura profonda, dei pensieri che vengono da lontano e mai una visione banale delle cose. Con ironia, forza e disparità prova a spiegare gli eventi, a sovvertire i luoghi comuni del giornalismo e della storia, e, negli anni, ha guadagnato una credibilità enorme nonostante abbia sempre occupato – per scelta e non per calcolo – posizioni che per brevità diremo scomode. Ha una identità chiara che non regola in funzione del potere di turno. Buttafuoco ama stupire prima ancora di convincere, e ci riesce sempre, complice una rotondità di ragionamento che gli viene dalla filosofia prima che dalla politica. Ora con “Il feroce Saracino” (Bompiani), analizza il nostro rapporto con l’Islam, partendo dall’ironia di Totò e Carosone, Continua a leggere

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Bane

Felipe DanaSono cominciate le evacuazioni delle zone A-E della Campania, con l’aiuto dell’esercito americano e dopo mesi di trattative, con molta lentezza, la maggioranza dei cittadini ha accettato di lasciare la regione. Anche ora con l’esodo forzato in corso, e con l’accettazione delle decisioni governative e l’appoggio della Nato, le manovre non sono affatto facili. Continua a leggere

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when i’m on my own

Dalla Puerta del Sol a Wall Street c’è lo stesso parallelo, Madrid  e New York stanno sedute sul 40esimo, e si passano l’indignacion – da stomaco a bocca – che negli Usa diventa occupation (di Wall Street). Hanno cominciato i greci, in pochi ne hanno ascoltato le proteste, anche perché erano cicale, Strauss-Kahn ancora non imputato ma giudice e padrone, li aveva zittiti, consigliando di lavorare, anche se si moriva per strada. Poi, è partita la rivoluzione islamica: Tunisia, Egitto, Libia, Siria. Dopo, sono arrivati gli spagnoli, e lì c’era da ascoltare, anche perché avevano occupato una piazza in pianta stabile. Intanto, bruciava Londra, ma era una rivolta per le cose, durata poco, più saccheggio che ideologia. Infine, è arrivata l’America, con una protesta nella stanza dei bottoni, Wall Street, e lì non puoi far finta di nulla, devi farci i conti per forza, e andare indietro con un lungo flashback, sì, c’è Michael Moore alla cinepresa, e tanti attori intorno, ma il film riguarda noi, gente normale. E mentre già partono i paragoni col il movimento hippy, segniamo la differenza: loro lottavano per mantenersi vivi, dovevano scampare una guerra, e avere un futuro. I ragazzi di oggi, lottano per avere una vita, e un presente. Una coscienza diversa dagli hippy, che sperimentavano e potevano permetterselo, a New York c’è una maggiore consapevolezza, sanno cosa colpire, il male diffuso è l’economia che ha sostituito la politica  (in Vietnam ci dovevi andare per forza, in Iraq ci vai per pagarti l’università, il muto della casa). Continua a leggere

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