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Cerruti: surrealista della parolaccia

Il suo immaginario andava dal West ai porno tedeschi passando per le pubblicità. Univa la voce narrante da grande documentario – rubata al film “Bedazzled” (1967) di Stanley qualcosa, no, non Kubrick, un altro Stanley, Donen – che, però, raccontava l’indicibile. Era un surrealista della parolaccia – sua è l’invenzione del verbo traire che non c’è in italiano ma scritto così in francese è mungere – Alfredo Cerruti diceva quello che si poteva pensare a bassa voce, anzi, quasi lo cantava. Al centro delle canzoni del gruppo che aveva fondato – Gli Squallor: con Daniele Pace, Totò Savio, Giancarlo Bigazzi – c’era un mondo sotterraneo di ammicchi e rimandi, che, poi, divenivano esplicitazioni di desideri o racconti di delusioni, imprese mancate, riflessioni assurde che univano John Ford e la zia Woller. Continua a leggere

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