Archivi tag: Stanley Kubrick

Pelé/Mbappé: l’élite del gesto

Pelé prega, ama, guarda; Mbappé gioca, segna, vince. Insieme sembrano la stanza finale di “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick: il vecchio e il giovane, l’uomo e il bambino, intorno il tempo dilatato, i campi calpestati, i palloni indirizzati negli angoli, sono il calcio passato, presente e futuro, quello degli umani, per l’altro: c’era, c’è e ci sarà Maradona. Continua a leggere

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Il ritiro di Federer: la fine del Nouveau Tennis

Prima di Roger Federer i tennisti si dividevano in casinisti e silenziosi, dopo in chi ha giocato e vinto/perso contro di lui. La sottocategoria è chi ha visto/toccato il Re e chi l’ha guardato in tivù perdendosi molto della sua bellezza: come spiegava anni fa Jean-Luc Godard  parlando delle regie televisive nelle partite di tennis. Federer ha fondato un nuovo tennis e di conseguenza una nuova fede nel tennis che aveva il rispetto anche degli avversari. Una chiesa tennistica fatta di mucche in garage (tranquillità e fedeltà a se stesso e al suo paesaggio), colpi vorticistici e spaccapolsi – per torsione e non forza – e commozione negli occhi di chi guardava e poi nei suoi quando poteva constatare che ancora una volta gli era riuscito di resuscitare. Continua a leggere

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Ennioendo – partitura di contrappunti per “Ennio” di Giuseppe Tornatore

xVoleva diventare medico, a dispetto del padre che pretese un futuro da trombista. Da semplice esecutore divenne unico compositore, da mente scientifica e chirurgica trascrisse la musica della mente umana.

Passo veloce dal corridoio allo studio, addominali, flessioni e respiro. La ginnastica del pensiero e del corpo per arrivare alla perfezione dell’esecuzione dal vivo.

Dormiva nella buca dell’orchestra del padre, con la musica che gli andava in sogno. Come Pinocchio e Giona, anche Morricone trova la sua pancia della Balena.

Solo una volta ha la possibilità di ascoltare Stravinskij, rubato di nascosto al Santa Cecilia, dallo spiraglio di una porta lasciata semi aperta. Un Noodles prima di Sergio Leone, intento a spiare Deborah mentre danza. Continua a leggere

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Una vertigine chiamata Sergio Leone

Siamo dalle parti del mito, un Omero che genera pistoleri e gangster, ecco Sergio Leone, per brevità regista. Uno che nella Roma degli anni Quaranta guardando in fondo alla ripida scalinata di Viale Glorioso, scendendo a capofitto, vedeva il vecchio west, cavalli dove c’erano carri armati americani, e messicani in fuga dove sbaraccavano i tedeschi. Un visionario, certo. Uno che faceva film su cose che non ci sono più. Favola e Storia. Fantasia e realismo, che poi il compagno di scuola ritrovato avrebbe cucito in note, quel gran genio del suo amico: Ennio Morricone. Continua a leggere

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Il punteggio di Città del Messico

144esima regola del mexicanjournalism: quando una storia si mette male, quando non sai come cominciare o finire, usa la boxe. Milioni di uomini – e ora anche donne – si sono presi a pugni, hanno passato anni a sudare imparando a darli e prenderli, proprio per salvare i romanzi dai punti morti.

[La foto è di Stanley Kubrick]

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