Archivi tag: Stanley Kubrick

Ennioendo – partitura di contrappunti per “Ennio” di Giuseppe Tornatore

xVoleva diventare medico, a dispetto del padre che pretese un futuro da trombista. Da semplice esecutore divenne unico compositore, da mente scientifica e chirurgica trascrisse la musica della mente umana.

Passo veloce dal corridoio allo studio, addominali, flessioni e respiro. La ginnastica del pensiero e del corpo per arrivare alla perfezione dell’esecuzione dal vivo.

Dormiva nella buca dell’orchestra del padre, con la musica che gli andava in sogno. Come Pinocchio e Giona, anche Morricone trova la sua pancia della Balena.

Solo una volta ha la possibilità di ascoltare Stravinskij, rubato di nascosto al Santa Cecilia, dallo spiraglio di una porta lasciata semi aperta. Un Noodles prima di Sergio Leone, intento a spiare Deborah mentre danza. Continua a leggere

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Una vertigine chiamata Sergio Leone

Siamo dalle parti del mito, un Omero che genera pistoleri e gangster, ecco Sergio Leone, per brevità regista. Uno che nella Roma degli anni Quaranta guardando in fondo alla ripida scalinata di Viale Glorioso, scendendo a capofitto, vedeva il vecchio west, cavalli dove c’erano carri armati americani, e messicani in fuga dove sbaraccavano i tedeschi. Un visionario, certo. Uno che faceva film su cose che non ci sono più. Favola e Storia. Fantasia e realismo, che poi il compagno di scuola ritrovato avrebbe cucito in note, quel gran genio del suo amico: Ennio Morricone. Continua a leggere

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Il punteggio di Città del Messico

144esima regola del mexicanjournalism: quando una storia si mette male, quando non sai come cominciare o finire, usa la boxe. Milioni di uomini – e ora anche donne – si sono presi a pugni, hanno passato anni a sudare imparando a darli e prenderli, proprio per salvare i romanzi dai punti morti.

[La foto è di Stanley Kubrick]

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L’alfabeto del fuoco

10365_66cm 003Vado cercando il fuoco non per me, figuriamoci, ma per i miei colori, un fuoco che sia allegria cartone macchina colonna vena acqua pane e piatto coperto, perché porca puttana le vie del gas non sono percorribili, e io me ne sto sul cornicione del mio palazzo a guardare sotto la città, sperando di trovare i fuochi, piccole luci per andare avanti, perché quando mi succede, oddio adesso sta succedendo spesso, io urlo, sì, sì urlo proprio, perché il fuoco non è cosa da poco, e non parlo di quello che posso accendere in un camino, in una stufa o che posso avere prendendo Ada, e piegandola sul davanzale spingendo dentro di lei, no, no, il fuoco che vado cercando ha i giorni contati Continua a leggere

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