Archivi tag: Stefano Benni

Addio al Totocalcio

Se ne va quello che era già perduto, e che sopravviveva nelle insegne dei vecchi bar, quelli dello Sport, nei ricordi di chi ne aveva fatto l’unica utopia possibile per non tornare al lavoro al lunedì: il Totocalcio. Arriva una riforma dei «concorsi pronostici sportivi», che si porta via una formula magica, quell’uno, ics, due, che racchiudeva il calcio, tutto, dalla Juventus alla Pro Patria, e le domeniche che contenevano i timbri vocali di Sandro Ciotti ed Enrico Ameri, e la realizzazione del teorema con gli annunci definitivi di Paolo Valenti in “Novantesimo minuto”. Continua a leggere

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Pochesci, la periferia dopo cinema e serie tivù si è presa pure il calcio

Ha portato la curva in conferenza stampa. Un figlio unico del calcio di periferia, sembra uscito da “Suburra”, Sandro Pochesci, l’allenatore della Ternana, che col linguaggio di “Roma cruda” ha detto quello che tutti gli italiani pensano: l’Italia di Ventura è pariolina, nel senso di fighetta, lontana dalla lotta e dal campo. Continua a leggere

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Gli abusi della carpa Nan Ch’ai

Bei tempi quando in “Ovosodo” di Paolo Virzì, il protagonista del film, Piero Mansani, usava all’esame di stato Stefano Benni, insieme al tridente McEwan, Pazienza, Mandela, per denudare la sua commissione. Oggi, Benni, non è spendibile come scrittore fuori dal comune, perché le sue storie sembrano telenovele: c’è sempre qualcuno che ricorda qualcosa dei suoi libri precedenti, una riemersione continua, tra déjà-vu, refrain e citazioni: una pioggia di bennismi. Anche l’ultimo, “Prendiluna” (Feltrinelli), è modellato sui precedenti, un po’ come “Alien”, “Guerre Stellari”, o le vecchie serie tivù tipo “Starsky & Hutch” o “Happy Days”: che potevi vederle già iniziate e capivi comunque. In Benni c’è sempre una missione da compiere, accompagnata dalla follia aromatica cinese di visionari chiusi in manicomio, con corone di musicisti stile Thelonious Monk, Continua a leggere

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Da Campeonato Sudamericano de Football a Copa America

In un secolo sono cambiate cadenza e modalità, regole e squadre, ma è rimasto intatto lo spirito da torneo piratesco, dove il Paraguay può affrontare alla pari il Brasile e batterlo. Perché in Copa America succede di tutto. E, volendo racchiudere i suoi cento anni in un tweet, parafrasando Gary Lineker – l’attaccante inglese da citare sempre per i mondiali – possiamo dire: è il più vecchio torneo del mondo, dove può succede di tutto e alla fine vince l’Uruguay. Prima di Jules Rimet, un giornalista uruguayano Héctor Rivadavia Gómez, un po’ per sogno un po’ per gioco diede inizio a un torneo tra nazioni sudamericane che non era ancora la Copa ma lo sarebbe diventata (la prima edizione quella del 1916 si giocò senza trofeo, in Argentina e vinse l’Uruguay), fino agli anni 70 si chiamerà: Campeonato Sudamericano de Football. Continua a leggere

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Montella: Ulisse napoletano che non riesce a tornare a casa

Vincenzo Montella è l’oltrenapoletano, al quale è sempre mancata Napoli. Gli è stata sottratta dalla giostra che governa il calcio: presidenti, procuratori, allenatori, squadre. Forse a lui “aeroplanino” quella distanza è servita per crescere, guardare dall’alto la sua nazione gli ha dato la possibilità di liberasi dai difetti. Era sempre sul punto di tornare, poi no. E intanto andava lontano, ogni tanto uno sguardo quando tornava dai suoi, e dopo ripartenze, altre squadre, mai quella della sua città. Continua a leggere

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