Archivi tag: Stephen King

Parco giochi Scampia

Entrance to cabaret club in hotel ZhemchuzhinaAdesso che a Scampia c’è il museo della droga “Amy Winehouse” e a inaugurarlo è venuto Keith Richards, tutto è cambiato, ora anche Antonio Gnoli può frequentare il quartiere senza pericolo. Scampia è diventato un posto più visitato di Dubai. Un parco a tema, di un pericolo passato, grazie alla liberalizzazione delle droghe. Farne uso non è più una vergogna, e, anzi, chi spacciava deve obbligatoriamente raccontarlo in un libro con conseguente registrazione video, che poi confluirà nel grande film collettivo “Napoli trogata” curato da Gabriele Salvatores. Continua a leggere

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Allontanarsi dalla zona

Le cose ci sono, poi non ci sono più, il tempo consuma tutto. Cadono le case, muoiono le persone, cambiano gli allenatori: quelli che perdono e anche quelli che vincono. Così Pep Guardiola lascia la panchina del Barcellona, dopo 4 anni e tutti i record battuti: titoli, gol, partite. Il suo gesto si chiama contrazione corrispondente al quarto anno di ultravittorie. E non lo fa perché ha una offerta migliore – anche se non mancano – ma perché desidera un anno normale, “senza questo pazzo calcio ogni tre giorni”. Diciamo subito che Guardiola sta al calcio come Barack Obama alla politica (quando – come fa Stephen King nel suo ultimo romanzo “22 11 1963” – bisognerà dire dell’evoluzione della specie: per lo sport si citerà lui), e che il suo gesto somiglia a quello di Al Gore, si allontana con una rinuncia, per vedere meglio le cose e poi andare ancora più in là, se è possibile. In questi anni ha rappresentato l’idea nuova del pallone: i tocchi orizzontali veloci stanno al calcio come i baci senza pudore al cinema, il possesso di palla e la supremazia sono uguali alla forza di Marlon Brando sullo schermo, una imposizione di sentimenti selvaggi che diventano supremazia di gesti, trasformando le partite in cinema naturale, con il copione della vittoria scritto e lasciando agli avversari solo il ruolo di comparsa. Ha esasperato il gioco fino a farne leziosità come lamentano i suoi detrattori, ma il suo Barcellona sarà ricordato al pari del Brasile di Pelé e Garrincha, del grande Torino, dell’Olanda di Cruyff (suo grande sponsor) e Rinus Michels o l’Argentina di Maradona (che poi la squadra iniziava e finiva con lui). Diventerà un ricordo collettivo che verrà evocato con le facce dello stupore, e accompagnato da numeri, gol, impressioni. Continua a leggere

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Il blues del Po

Il Po è un blues per uomini soli, orfani di un mondo scomparso. A cantare è la voce di un pazzo, che attraversa paesi e città irrompendo nel silenzio di sperduti borghi, tenendo compagnia, volando nei campi, riempiendo giorni e notti: fra il frinire delle cicale, gracidar di rane e sgasi di trattori che arrancano rivoltando zolle di terra dura. Il suo è un lamento penetrante, nenia, che ricorda errori fatti, donne perdute, pesce cercato invano. È la vita che passa e gira, si perde e ritorna, sinuosa e incurante, specchio, sputo, ladro, giudice, testimone, accusa. Processo a cielo aperto, udienza continua, spada, mattini di nebbia e infiniti pomeriggi di sole. Piano piano entri nel suo lamento e in quello della sua gente. Devi stargli intorno come un chierichetto col parroco, assecondarlo, capire il rito, avere fede, e poi se hai cuore e fiato di stargli anche dietro senza perderti: impari ad ascoltarlo, e ne rimani rapito. Unisce più di uno stato, si porta dietro il fascino di una religione, ma a capirlo sembrano rimasti in pochi. I suoi 650 chilometri di bellezza negli ultimi trenta anni sono diventati una ferita, e tutti quelli che si avvicinano domandano solo del suo stato di salute, incuranti di quello che ha generato, ignorando le storie, le esistenze che trascina, le emozioni e le attese che ancora fortemente suscita. Continua a leggere

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