Archivi tag: Tel Aviv

Corso: Fred Astaire da dribbling

Mariolino Corso era una incarnazione serpigna, l’ultima possibilità per piede sinistro in Italia. Annoverabile nel movimento dei calciatori svogliati, ma non lo era. Esitante sì, quasi non avesse chiaro il quadro del suo talento. E proprio nelle sue esitazioni c’era il calcio dell’Epoca che riassumeva. Aveva solo un piede per calciare e se lo faceva bastare. Come Garrincha una finta sola, sempre la stessa, ma efficacissima. Corso suppliva alla corsetta e alla lentezza con il piede sinistro di Dio – battezzato a Tel Aviv nell’ottobre del 1961 da Gyula Mándi dopo una partita dell’Italia – che richiamava i western, quasi si aggirasse per i campi a raccogliere taglie, segnando. Continua a leggere

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Travaglio, il dopo

downloadDopo l’abbandono degli studi di Servizio Pubblico con Michele Santoro che aveva giurato di non riprenderlo più, dopo la chiusura del Fatto Quotidiano, con Berlusconi premiato agli Oscar, e la sua candidatura a governatore del New Jersey, Marco Travaglio si era chiuso in casa, disperato. I suoi libri erano andati calando, la sua autobiografia aveva venduto meno del vincitore dello Strega, gli amici erano scomparsi. Continua a leggere

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no charge, Rodger

Rodger Scott, il campione di sumo dalla pelle nera, ha consumato la sua voglia di capire le donne e ora si preoccupa solo di sudare. Le ha guardate a lungo, come si può guardare il cielo, continuando a stupirsi che vada oltre i grattacieli della città dove vive, che il blu, il grigio il bianco abbiano ancora spazio anche fuori dal suo sguardo. E che le stelle, no, non stiano in tasca. È un sentimentale, anche se a vederlo combattere non sembra. I chili ingannano, dico quando afferra gli avversari, fuori dagli incontri si sa: i grossi o stanno in porta o sono buoni. Il suo problema è che non è pronto ad accogliere le donne che gli appaiono come temporali sulla costa oceanica, e ci rimane male quando se ne vanno, dopo aver scaricato, che sia pioggia o baci, Rodger ci mette del tempo per riprendersi. Poi ci riprova, e poi rimane male. è successo diverse volta, una di più, l’ha segnato. Adesso ha smesso. Come una attività che chiude per mancanza di soldi. A distruggere la pazienza del grosso, è stata Leah (לאה), una cantante, neri gli occhi, vai a sapere il resto delle parole che cantava, era ebrea e le strofe erano nella sua lingua. Lui diceva: «nera e basta. Occhi suoi, pelle mia». Lei sorrideva, cantava, e dopo lo amava. Quando è finita la promozione americana, è sparita. Lui ha provato a cercarla, lei non hai mai risposto. Continua a leggere

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