Archivi tag: The road

Walking the Basilicata

«Sono fuori servizio, e non è di mia competenza», comincia così il mio viaggio, con la reticenza del Sud e i suoi rifiuti di responsabilità. A rispondermi è una donna incrocio tra Rosi Bindi e Susanna Tamaro, camicia azzurra e la scritta Fs sul seno, una mano che gioca con la obliteratrice e l’altra attaccata come una protesi al cellulare. Le porte del treno che da Napoli mi porta a Maratea non si sono aperte. Per cinque vagoni ho provato invano, poi siamo ripartiti. E mi sono messo in cerca del capotreno che non si trova. Dribblo fumatori da corridoio, mamme apprensive al telefono, bimbi che giocano davanti a bagni, ragazze tirate a lucido per la spiaggia. Il sogno del treno è Scalea, la meta, l’Eldorado, il resto non esiste, e se c’è non conta. Continua a leggere

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Trama celeste

In alcuni paesi l’intruso che sia umano o meno è visto come nemico, il resto dipende dalla modalità di arrivo e dalla velocità di uscita. Certo, anche la postura è importante, lo stile – dallo sport alle intrusioni – ha una sua valenza, e anche in questa storia ne terremo conto. La donna esce dal supermercato, ha comprato dei dolci, è un gran giorno. Ha fretta e in alcune versioni del suo racconto, dirà anche di avere dentro quello che tutti chiamiamo: strano presentimento. Vede poggiato al cofano della sua dodge, un marine, o almeno questo è il suo pensiero, vede la divisa, e scatta il pensiero: marine. Non conosce nessun militare. Non lo tradisce, non aspetta nessuno. Comincia a interrogarsi su una possibile colpa, non la trova. Il marine alza lo sguardo, la vede arrivare, ha una espressione di meraviglia sul viso, gira intorno all’auto e se ne va. La donna raggiunge l’auto, apre lo sportello con una certa fretta, posa i dolci, e nota che sui sedili posteriori c’è della polvere bianca. La cosa interessante, e ciò che accade dopo. La donna, che adesso chiameremo Monica, nonostante sia impaurita – sono passati degli anni dai giorni contrassegnati dalla tv come quelli dell’emergenza antrace, ma l’ossessione rimane, quasi un riflesso di timore – commette due errori: annusa i sedili, nonostante gli ammonimenti degli esperti, che ha sentito un mucchio di volte, e dopo, con una praticità che solo le donne sanno avere, visto che non accade nulla, si mette in auto e torna a casa.  E no, non racconta la storia a nessuno. Ha comprato l’auto da pochi giorni. La sua imprudenza, poi, verrà contrassegnata come “atto che si chiama Monica”. Il giorno dopo, porta la sua dodge all’autolavaggio cinese a tre isolati da casa, loro assorbono lo sporco, lei dimentica la storia. Continua a leggere

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