Archivi tag: tiziano sclavi

Il ritorno di Tony Credici

Beppe Gronchi aveva bisogno che la storia della scimmia Rihanna stupisse davvero. Ci voleva un regista capace di girare un film senza senso su Roma, e mentre creava le aspettative sul girato, impazziva a farsi venire un nome. Aveva provato a rimontare i vecchi film di Mario Schifano ma forse Bonito Oliva poteva ancora accorgersi del trucco, e non gli andava che la beffa finisse come una inchiesta su Cristo; aveva provato a mescolare Andy Warhol con Nanni Moretti, ma il risultato era un Muccino sensato; aveva cercato nei libri di Tiziano Sclavi una idea valida per continuare a stupire, ma niet. E quando disperato, sembrava pronto a mettere in rete quel poco che la scimmia era riuscita a girare: i tetti sghembi della Palmiro Togliatti – un prologo buono per Blob – da una bancarella gli era apparso Tony Credici, chi cazzo se lo ricordava più. Ma soprattutto era vivo? Continua a leggere

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Estate per principianti

120249828_10Una spiaggia è sempre un romanzo da scrivere, pagine di sabbia segnate dai corpi mezzi nudi che le passano pelle e desideri, sudore e stanchezza, acqua, secchielli e zoccoli, teli, borse, borsette, borsoni, borse frigo, libri e giornali e piedi tanti. Spiaggia libera, “Le Saline”, Palinuro, scoglio-isola a destra, faro sulla sinistra, colline verdi alle spalle, gazebo di legno modello palafitta con balcone che scandisce spazio, striscia d’erba a zerbino che anticipa la sabbia. Continua a leggere

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Calabria New Mexico

Campora San Giovanni (CS)La Calabria è la suprema nostalgia del nostro tempo dove si consumano romanzi e film italiani. Nel senso che non vengono né scritti né girati. Ma si producono, sprecano, perdono. E non c’entrano Corrado Alvaro, Gianni Amelio o la ‘ndrangheta, ma proprio la sua natura: dal paesaggio a tutto quello che l’ha trasformato. Poi, certo, anche i calabresi hanno un ruolo fondante e non trascurabile ma vengono dopo la natura calabra. A parte il fatto che già nel nome c’è tutto il senso da opera lirica e questo da solo basterebbe a farne fabbrica, fossi un regista girerei un western a Rosarno e un documentario di case seguendo la Salerno – Reggio Calabria, altro che sacro GRA, Continua a leggere

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Nebbia (La)

Il dottor Marcus si era occupato della nebbia, classificandola tra i sistemi violabili di Jeffrey e giudicandola un fondamentale componente destabilizzante della realtà. Non trascurando che nelle tre fasi – discesa, accerchiamento, risalita – erano riscontrabili una precisione e allo stesso tempo una impercettibilità di contenuto in cui era del tutto assente il movimento convulso. Quindi si poteva ritenere che la nebbia avesse un istinto indolente, che la sua anima amasse la lentezza. Aveva letto e catalogato gli scrittori che se ne erano occupati, che ne avevano subito il fascino e deciso che tutto si poteva riassumere nella frase: Nella nebbia si nasce, nella nebbia si muore. Gli osservatori che ne avevano scritto avevano cantato a prima vista, e da Lima alle Langhe, gli episodi, il bianco avvolgente e lo smarrimento erano comuni. Nella nebbia si perde la realtà, si perde la vista e se non si ha un radar come per gli aerei, ci si blocca. Si rimane fermi ad aspettare. O si prova a cercare, a orecchio, e nel viaggio di ritorno alla realtà, nella riscoperta di questa, c’è la storia. In realtà Marcus aveva pensato alla nebbia come palude verticale –  ti muovi ma inutilmente. Tra le altre ipotesi c’era la caduta di dio dormiente e l’investimento della terra, poi scartata alla domanda: può dio cadere? Continua a leggere

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