Archivi tag: Totò

Il libro che verrà

Cosa manca alla letteratura italiana di questi anni? Ma un romanzo di eccessi, una staffetta che va da Caligola a Corona passando per Berlusconi con una spruzzata di Bianciardi, e ancora non basta. Storia d’amore laterale. Sarebbe meglio con una lingua doppia, ma niente camillerismi, piuttosto dei piani gaddiani. E basterebbe? Certo che no, dividerlo in tre parti, per raccontare il passaggio da solido a liquido e infine gassoso del nostro paese, aiuterebbe. Protagonista un Eliogabalo in versione Totò le Moko. Continua a leggere

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De Crescenzo: socratico-maradoniano

Voleva fare il cantante, ma ha avuto tre vite che l’hanno portato altrove, non senza compagnia musicale: ingegnere, scrittore, regista. Luciano De Crescenzo – oggi quasi novantenne – è tra i pochi ad aver davvero acchiappato Napoli, sulla pagina, nello schermo e prima con la fotografia. Un grande amore, che, forse, solo Isabella Rossellini è riuscita a interrompere a tratti – creando piccole distanze ogni volta che tornava – quello tra la città e l’ingegnere che raccontava la filosofia al popolo. Continua a leggere

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Non c’è che una stagione: l’estate

Quando dice: «io provo a fare commedie», abbassa la voce, ed è lì che viene fuori l’Enrico Vanzina che non insegue suo padre Steno ma prova a continuare la sua lezione, con amore, senza gara, anche dopo aver sceneggiato più di cento film. È bravissimo nel raccontare le storie della sua vita, nell’evocare i ricordi, cambiando voci e lingue, recitando gli incontri, mimando le facce e la gestualità delle persone conosciute, alternando leggerezza e malinconia, dettagli e campi larghi, è il cinema che si fa a parole, quello che precede la scrittura e poi il girato: che spetta all’altro pezzo della coppia, il fratello Carlo. Insieme possono dire di aver vissuto e di averlo saputo raccontare. A loro si deve il film che dopo “Il sorpasso” di Dino Risi è riuscito a catturare il sentimento dell’estate: “Sapore di mare”. «Noi volevamo proprio evocare “Il Sorpasso”, che rimane il film più bello del cinema italiano: un viaggio, una auto, due amici, ferragosto e il senso della vita. Abbiam cercato anche Catherine Spaak ma non poteva. E, poi, proprio quelli che i produttori non volevano, sono stati gli attori che più hanno beneficiato di quel film». Continua a leggere

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Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare

È morto come Bohumil Hrabal, raggiungendo il culmine del vuoto, gettandosi da un balcone. Mario Monicelli, si è suicidato come suo padre.  Spigoloso, fuori dal coro, ostile fino alla presunzione. Aveva una ironia dura, che veniva scambiata per cattiveria. È scappato da una stanza d’ospedale che è sempre una storia conosciuta, quando hai novantacinque anni. Continua a leggere

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Guarda Omar quant’è bello

loc472Pietrangelo Buttafuoco è un grande costruttore di tentativi. Ha una scrittura profonda, dei pensieri che vengono da lontano e mai una visione banale delle cose. Con ironia, forza e disparità prova a spiegare gli eventi, a sovvertire i luoghi comuni del giornalismo e della storia, e, negli anni, ha guadagnato una credibilità enorme nonostante abbia sempre occupato – per scelta e non per calcolo – posizioni che per brevità diremo scomode. Ha una identità chiara che non regola in funzione del potere di turno. Buttafuoco ama stupire prima ancora di convincere, e ci riesce sempre, complice una rotondità di ragionamento che gli viene dalla filosofia prima che dalla politica. Ora con “Il feroce Saracino” (Bompiani), analizza il nostro rapporto con l’Islam, partendo dall’ironia di Totò e Carosone, Continua a leggere

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