Archivi tag: Tour de France

Laurent Fignon: il ciclista con gli occhiali

Voleva essere un veterinario – come Marco Ferreri – ma poi ha preso a pedalare, cominciò con “Pédale-Combs-la-Ville”: prima gara, prima vittoria. Poi vennero due Tour de France (1983 e 1984) e un Giro D’Italia (1989) e un mucchio di altre gare, era quello con gli occhiali d’oro – come un racconto di Giorgio Bassani – e il codino da hippie. Non era uno travestito da artista, ma un artista vero. Continua a leggere

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Gianni Mura: (se)vero padre della scrittura artigiana

L’unica volta che era stato costretto a riscrivere un pezzo era stato quando aveva cercato di fare Gianni Brera. Un desiderio che si era infranto davanti alla lettura di Gualtiero Zanetti, direttore de “La Gazzetta dello Sport”, che gli aveva strappato l’articolo con i “struggle for life” e “se capiss”, “crapottone” e “Weltanschauung, pirlare e saudade”, e pregato di riscriverlo. Dopo, Gianni Mura – che è morto a 74 anni a Senigallia –, aveva dovuto passare il tempo a dribblare tutti quelli che gli davano dell’erede o del nuovo Brera. Era stato condannato ad essere Brera in contemporanea prima e in eredità poi, un Brera meno compiaciuto con radici diverse e interessi allargati, sempre orso ma più buono, non aveva nazione ma città, Milano, costretto ad inseguire e raccontare il gesto non in assenza di immagini – come era accaduto spesso a Brera – ma in sovrabbondanza. Continua a leggere

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Ma l’epoca mia sembra fatta di poche ore

“Un gallastrone che canta fuori orario alle prime stelle, andato oltre Cartesio (penso dunque sogno)”, si descriveva così, anni fa, in una prefazione a Jorge Valdano. Gianni Mura è il gioco che dalle strade del ciclismo e dai campi di pallone arriva alle pagine. Etica ed estetica che trovano forma nella parola, senza perdere le radici di quello che, incontrando i suoi occhi, gli ha dato stupore. La forza della sua scrittura viene dall’esattezza del suo sguardo, che diventa credibilità del racconto. È l’anomalia che alimenta la speranza, tenuta da una leggerezza che dopo 30 Tour de France gli fa già pensare a quello dell’anno prossimo. Continua a leggere

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Nibali Vincenzo:«Dantesque»

Sulla salita di Hautacam, pedalando, per dieci lunghi chilometri, Vincenzo Nibali, ha perso la sua saggezza in funzione della fame di vittorie. Sconsiderato, felino, ossessivo, è andato a prendersi la tappa e molto probabilmente il Tour de France. Sull’ultima grande salita della corsa ha lasciato il suo nome. Sembrava un bimbo che doveva sfogare tutta la rabbia, che finalmente poteva correre e sudare. Continua a leggere

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Marco Pantani, piccolo Charlie Parker

PANTANIPassò, soffrì, cadde, si alzò, tornò, vinse, ricadde, cercò di alzarsi di nuovo, barcollò e poi infilò una strada sbagliata. Una via crucis. Quando Marco Pantani salì sul trono del ciclismo mondiale staccando Ullrich lungo le salite del Galibier, sotto grosse gocce d’acqua con i fari delle moto a fargli luce, alzandosi e trascinando con sé l’Italia ferma a Felice Gimondi, tutti capimmo che la vita non è facile per nessuno, nemmeno per chi vince. Il ciclismo insegna oltre che diverte. Continua a leggere

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