Archivi tag: Uruguay

Eduardo Galeano e l’arte dell’imprevisto

Come tutti gli uruguagi voleva essere un calciatore, lo divenne sulla carta nelle storie che ha raccontato, sui campi gli andò male. Eduardo Galeano nelle pagine sta a Osvaldo Soriano come Pelé sta a Maradona, se la giocano in funzione del tifoso che li guarda. Nato a Montevideo tifava Nacional ma non gli riusciva di odiare né Juan Alberto Schiaffino né Julio César Abbadie che giocavano nel Peñarol: Continua a leggere

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Da Campeonato Sudamericano de Football a Copa America

In un secolo è cambiata la cadenza e le modalità, le regole e le squadre, ma è rimasto intatto lo spirito da torneo piratesco, dove il Paraguay può affrontare alla pari il Brasile e batterlo. Perché in Copa America succede di tutto. E, volendo racchiudere i suoi cento anni in un tweet, parafrasando Gary Lineker – l’attaccante inglese da citare sempre per i mondiali – possiamo dire: è il più vecchio torneo del mondo, dove può succede di tutto e alla fine vince l’Uruguay. Prima di Jules Rimet, un giornalista uruguayano Héctor Rivadavia Gómez, un po’ per sogno un po’ per gioco diede inizio a un torneo tra nazioni sudamericane che non era ancora la Copa ma lo sarebbe diventata (la prima edizione quella del 1916 si giocò senza trofeo, in Argentina e vinse l’Uruguay), fino agli anni 70 si chiamerà: Campeonato Sudamericano de Football. Continua a leggere

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Intervista impossibile a Osvaldo Soriano, Johannesburg 2010

Osvaldo Soriano mi aspetta al ristorante “Pigalle” di Sandton. Calciatore, giornalista, scrittore argentino. Esordì con “Triste, solitario y final”. Dopo il golpe militare scelse l’esilio in Europa. In gioventù era stato il centravanti mancino  del Confluencia. Lo raggiungo in leggero ritardo.

«Cosa è successo: ti sei perso?»

«La città è bloccata, e tu hai scelto il posto più affollato».

«L’ho fatto per te, guardati intorno, ancora ci sono cameraman che girano, questo posto rischiava di diventare come il tunnel dell’Alma a Parigi per Diana, qui poteva morire Platini, la notte prima della finale mondiale, per un calciatore, come morire a natale per un comico». Continua a leggere

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Ghiggia, l’assassino dei giorni di festa

Più che un’ala destra, dribblomaniaca, era una lama, fin dal nome appuntito che suonava come derivato di scheggia e che pugnalò il Brasile a casa sua nel 1950. Per tutta la vita – come José Arcadio Buendía con Prudencio Aguilar in “Cent’anni di solitudine” – si è portato dietro quell’omicidio, triplice: la nazionale brasiliana, il suo stadio – il Maracanà – e il portiere di quella squadra: Moacir Barbosa. Alcides Edgardo Ghiggia legò il suo nome a un solo mondiale, quello del 1950, gli annodò la vita, e per questo l’ha sciolta nello stesso giorno – il 16 luglio – che lo vide trionfante a Rio de Janeiro, con la sua nazionale, l’Uruguay, sessantacinque anni dopo. In quel campionato del mondo segnò ad ogni partita, e in finale si fece, con Schiaffino, palindromo: Continua a leggere

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Mille Sudamerica a Napoli

165447242-03afe24b-9073-4013-a7e4-5170038fe1e4Hanno cominciato in lente e lontane giornate qualsiasi, dall’altra parte dell’oceano, senza pubblico né maglie, su campi improvvisati: più sentiti e immaginati che possibili, sono cresciuti assaporando la maleducazione creativa di non passarla e tirare in porta, una scelta di vita prima che stilistica. Sono i figli del gol, sudamericani, che hanno segnato la storia del Napoli, si sono fatti: leggenda, mito, canzone popolare. Continua a leggere

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